martedì 9 febbraio 2016

“Apollónia virgo Alexandrína, sub Décio imperatóre, cum ingravescénte jam ætáte ad idóla sisterétur, ut eis veneratiónem adhíberet; illis contémptis, Jesum Christum verum Deum coléndum esse prædicábat. Quam ob rem omnes ei contúsi sunt et evúlsi dentes; ac, nisi Christum detestáta deos cóleret, accénso rogo combustúros vivam mináti sunt ímpii carnífices” (Lect. IX – III Noct.) - SANCTÆ APOLLONIÆ VIRGINIS ET MARTYRIS

Fu lo stesso san Dionigi il Grande che, in una lettera a Fabio d’Antiochia, tramandataci da Eusebio nella sua Historia ecclesiastica, ci descrive il martirio di questa coraggiosa vergine di Alessandria, che era παρθένος πρεσβτιν, cioè una vergine di età avanzata, come ci riporta il frammento di Eusebio: «λλ κα τν θαυμασιωττην ττε παρθνον πρεσβτιν πολλωναν διαλαβντες, τος μν δντας παντας κπτοντες τς σιαγνας ξλασαν, πυρν δ νσαντες πρ τς πλεως ζσαν πελουν κατακασειν, ε μ συνε κφωνσειεν ατος τ τς σεβεας κηργματα. δ ποπαραιτησαμνη βραχ κα νεθεσα, συντνως πδησεν ες τ πρ, κα καταπφλεκται»; «Presero anche Apollonia, un’anziana vergine di esemplari qualità; dopo averle fatto saltare tutti i denti colpendola alle mascelle, eressero un rogo davanti alla città e minacciarono di bruciarla viva se non avesse pronunciato con loro le formule di empietà. Ma la donna, dopo essersi scusata brevemente, si gettò prontamente nel fuoco e morì bruciata» (Eusebio, Historia ecclesiastica, lib. VI, cap. 41, § 5, in PG 20, col. 607A-608A, ora trad. it. e note di Franzo Migliore e Giovanni Lo Castro (a cura di), Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, Libri VI-X, , vol. II, Roma 20052, p. 65).
La sua memoria è entrata nel Messale romano verso la fine del Medioevo, ed il fatto che nel suo martirio il boia le strappasse i denti, contribuì molto alla diffusione del suo culto, a titolo di protettrice contro i mali dei denti.
A Roma, presso la basilica di Santa Maria in Trastevere, si elevava un’antica chiesa dedicata a sant’Apollonia, con un piccolo cimitero, che vi era annesso (Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 690-691); essa è stata oggi distrutta e non ne resta che il suo nome, dato alla piazza di questo quartiere (ibidem, p. 690). Grazie precisamente a questo tempio, sant’Apollonia ha acquistato diritto di cittadinanza nel calendario romano.
La messa è quella del Comune delle vergini martiri, Loquébar, come il 30 gennaio per la festa di santa Martina.


Guido Reni, S. Apollonia in preghiera prima del martirio, 1600-03, Museo del Prado, Madrid

Guido Reni, Martirio di S. Apollonia, 1600-03, Museo del Prado, Madrid


Guido Reni, Martirio di S. Apollonia, XVII sec., Richard L. Feigen, New York

Orsola M. Caccia, Sant’Agata tra le SS. Caterina d’Alessandria e Apollonia, 1625  circa, Lu Monferrato Museo S. Giacomo, Casale



Francisco de Zurbarán, S. Apollonia, 1636-40, Musée du Louvre, Parigi

Lorenzo Cre Pasinelli, S. Apollonia, 1670 circa, Hunterian Museum and Art Gallery, University of Glasgow, Glasgow



Carlo Dolci, S. Apollonia, 1670 circa, collezione privata

Ambito di Carlo Dolci, S. Apollonia, XVII sec., collezione privata

Giovanni Battista Salvi detto Il Sassoferrato, S. Apollonia, XVII sec., Musée Fabre, Montpellier

Jacob Jordaens, Martirio di S. Apollonia, XVII sec., Wellcome Library, Londra

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