giovedì 3 dicembre 2015

La Grazia e non la rivoluzione - Editoriale di dicembre di “Radicati nella fede”

Nella festa di S. Francesco Saverio, confessore, apostolo delle Indie, patrono dell’Oriente dal 1748, dell’Opera della Propagazione della Fede dal 1904 e di tutte le missioni, con S. Teresa di Gesù Bambino, dal 1927, rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del mese di dicembre 2015.

Anonimo, Battesimo degli infedeli da parte di S. Francesco Saverio, XVIII sec., Museo Nacional de Arte de la Ciudad de México, Città del messico

José de Avelar Rebelo, S. Francesco Saverio si congeda, nel palazzo reale di Lisbona, dal re Giovanni III del Portogallo prima di partire per le Indie il 9 aprile 1541, 1635, Museu São Roque, Lisbona


Giovanni Battista Gaulli detto Il Baciccio, Morte di S. Francesco Saverio, XVII sec., Museo Diocesano, Ascoli Piceno

Giovanni Battista Gaulli detto Il Baciccio, Morte di S. Francesco Saverio, 1676, chiesa di S. Andrea al Quirinale, Roma

Pietro Antonio Rotari, S. Francesco Saverio predica ai giapponesi, 1745, basilica di Santa Maria delle Grazie, Brescia

Marcantonio Franceschini, Morte di S. Francesco Saverio, 1700-10


Ludovico Mazzanti, Angeli sostengono S. Francesco Saverio morente, XVII sec., collezione privata

Giovanni Andrea Carlone, Battesimo da parte di S. Francesco Saverio di una principessa indiana pagana Neachile, XVII sec., Cappella di S. Francesco Saverio, Chiesa del Gesù, Roma

Giovanni Andrea Carlone, Predica di S. Francesco Saverio ovvero Il Crocifisso, dal Santo perduto in mare, e riportatogli da un granchio, XVII sec., Cappella di S. Francesco Saverio, Chiesa del Gesù, Roma

Canonizzazione dei SS. Ignazio di Loyola e Francesco saverio il 12 marzo 1622, da parte del papa Gregorio XV alla presenza del card. Ludovico Ludovisi, cardinal nipote ed arcivescovo di Bologna, ponente della causa, Scala del Duca, Museo delle carmelitane scalze, Monasterio de la Anunciación de Nuestra Señora, Alba de Tormes


Guillaume Coustou il giovane, S. Francesco Saverio, XVII sec., abbazia di Saint-Germain-des-Près, Parigi

LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE

Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 12 - Dicembre 2015


Il Natale cristiano pone il principio della grazia. Dio viene sulla terra, si fa uomo, per caricarsi del peccato degli uomini e pagare sulla Croce il prezzo del nostro riscatto.
La redenzione è opera di Gesù Cristo, Dio fatto uomo; è opera del suo sacrificio, della sua Croce, che continua nel tempo con il sacrificio propiziatorio che è la Messa cattolica.
Non ci possiamo salvare con le nostre forze, nessuno può riscattare se stesso; nessuno può, con la propria azione, darsi la vita eterna. Tutto il nostro desiderio di bene, fosse anche in noi sincero e puro, non ci salverà senza la grazia di Cristo, senza la grazia di Dio.
Il principio della grazia non solo deve essere all’inizio di ogni nostra considerazione, ma deve essere il criterio di giudizio e il principio operativo di ogni azione che voglia dirsi cristiana, cioè vera ed efficace.
Si susseguono in questi giorni le notizie di scandali continui in Vaticano e nella Chiesa, scandali che coinvolgono i Pastori del gregge di Dio; scandali che fanno male, che creano sconcerto e inciampo, e che rendono ancora più deboli difronte alle drammatiche violenze del terrorismo.
Fermo restando che molto di ciò che è propagandato va verificato, ci sentiamo in dovere di dire una parola su tutto questo, una parola che pensiamo cristiana, e lo facciamo applicando, appunto, il principio della grazia.
Occorre innanzitutto non cadere in una falsa analisi che nasce dal mondo e non da Dio: non è innanzitutto la Curia Romana ammalata che infetta la Chiesa, ma è la Chiesa ammalata, e gravemente da troppi anni, che ammala anche la Curia.
Una Chiesa sconquassata dalla mancanza di dottrina chiara, che ha cullato al suo interno tanti covi di eresia, formale o meno non importa, ha prodotto i suoi Pastori, confusi e deboli.
Una Chiesa che ha giocato con la morale, parlando di una facile misericordia che omette le conseguenze devastanti del peccato, ha espresso i suoi “quadri dirigenti” a sua immagine e somiglianza. Certo, nella Chiesa il male c’è sempre stato, è frammisto come la zizzania al buon grano, da sempre; Gesù ce lo ricorda nelle sue parabole (Mt 13, 24-30), ma come negare che ora la misura è veramente troppa?
Una Chiesa, infettata dal desiderio di essere al passo con la modernità, ha prodotto una Curia mondana.
Una Chiesa, preoccupata di un facile consenso, ha prodotto, troppe volte, Pastori dediti all’immagine e non alla sostanza della santità.
Una Chiesa, americanizzata nell’attivismo (che si chiama appunto “Americanismo”, vedi Enciclica di Leone XIII), ha prodotto Pastori che hanno fatto delle “pubbliche relazioni” un sostitutivo alla preghiera e alla penitenza, che sole hanno valore di intercessione.
Insomma, una Chiesa moderna, sì tanto moderna, produce una Curia mondana, troppo e solo umana.
E l’umano, lasciato a se stesso, produce peccato, di ogni genere.
Dobbiamo però stare attenti, molto attenti: non possiamo assumere, per reazione, un criterio protestante per riformare la Chiesa. I Protestanti hanno preteso di riformare la Chiesa facendo battaglie “purificatrici”, attaccando i vertici, la Curia Romana, i Pastori, pensando così di inaugurare una “nuova Chiesa”. Così facendo i Protestanti hanno di fatto distrutta la Chiesa e non hanno più ritrovato Cristo.
È il principio del Naturalismo, che pensa di purificare la casa di Dio con il mezzo umano della lotta alla struttura.
È il metodo che, inaugurato dall’eresia protestante, è passato poi ad ogni Rivoluzione: far fuori gli “impuri” per migliorare la società.
È il principio che fonda tutte le dittature, quelle di ogni colore, tutte iniziate per migliorare il mondo, per reagire alla corruzione.
Basta però scorrere le pagine di qualsiasi manuale di storia per sapere, con certezza, che il “mondo migliore”, inaugurato da ogni Rivoluzione purificatrice, è sempre stato peggiore di quello di prima. Manca alla Rivoluzione il principio, il metodo della grazia: l’uomo nel suo orgoglio ferito vuole migliorare il mondo con le sue forze, ma finisce col distruggere l’opera di Dio.
Il principio della grazia, inaugurato dal Natale di Cristo, pone invece all’inizio la santificazione personale.
La Chiesa va male perché tu hai peccato. È il tuo peccato che contribuisce al male del mondo; e sarà la tua conversione, la tua santificazione, che farà respirare la Chiesa e la purificherà.
Anche qui stiamo attenti a non ricadere, anche desiderando la santità, nel Naturalismo: non ci saranno conversione e santità possibili se ci appoggeremo al solo nostro sforzo; occorre partire dagli strumenti della grazia che sono i sacramenti, accompagnati dall’unica dottrina di verità comunicata dalla Rivelazione.
Non ci sarà santità possibile, continuiamo a ripeterlo, se non ai piedi del Calvario dove Cristo ci santifica.
Non ci sarà purificazione possibile per la Chiesa, per te e per tutti, se non ai piedi del Calvario di oggi, che è l’altare dove è celebrato il Divino Sacrificio.
La battaglia per la Messa tradizionale, che continuiamo a compiere, si inserisce in questo principio della grazia che, unica, salverà le anime.
Voler purificare la Chiesa senza la Messa cattolica è una tragica illusione.
Purificare la Chiesa senza tornare alla Messa di sempre, la Messa che ha fatto i santi, la Messa che non rincorre affannosamente la modernità, equivale all’errore di un nuovo Pelagianesimo, che produrrà cadaveri dove dovevano sorgere anime salvate dalla conversione.
Che il Natale di Cristo faccia sorgere un popolo di umili che, riconoscendosi peccatori, si abbeverano alla grazia di Cristo.
Faccia sorgere questo popolo per la pace di tutti; Pastori e gregge rinascano alla grotta di Betlemme, che è già Calvario, che è già il luogo della grazia che salva.
Pastori e gregge rinascano nella Messa della tradizione, che parla con purezza della grazia che salva; e che dà le condizioni perché questa grazia produca i suoi frutti di santità.
Allora sarà la Riforma, quella vera.

Fonte: Radicati nella fede, 30.11.2015

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