venerdì 27 novembre 2015

Un messaggio mariano per il nostro tempo

Rilanciamo volentieri, nella festa della Medaglia Miracolosa, questo contributo di Cristina Siccardi.


Effigie della Madonna del Miracolo presso cui Alphonse Ratisbonne si convertì il 20 gennaio 1842, portando la medaglia miracolosa, Chiesa di S. Andrea delle Fratte, Roma

Un messaggio mariano per il nostro tempo

di Cristina Siccardi

Maria Santissima apparve nel 1830 in Francia, in rue du Bac per annunciare, con le lacrime che le scendevano dal candido volto, l’arrivo di sciagure e per dare consolazione e spargere grazie ai credenti: I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie. Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli. Le grazie da allora si spargono a tutti coloro che, con fede, indossano la Medaglia miracolosa, la cui festa liturgica ricorre il 27 novembre.
La Madonna, nelle sue apparizioni, non ha mai richiesto di pregare insieme ai valdesi, ai luterani, ai musulmani, ai buddisti, agli induisti… non ha mai richiesto di dialogare con loro e di piegarsi ai loro errori religiosi, perché mai, né Dio nell’Antico Testamento, né Gesù nel Nuovo hanno dato modo di intendere che il sincretismo sia un valore religioso e che lo svendere il proprio credo sia il prezzo da pagare per conquistare la simpatia degli uomini.
Dalla religione del popolo eletto, quello ebraico, si è passati alla religione della Rivelazione, quando Cristo ha ordinato di convertire nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo tutte le popolazioni del mondo, anche a prezzo di enormi sacrifici, rinunce, persecuzioni e martiri cruenti o incruenti. La Trinità non si contraddice come spesso usano fare, invece, gli uomini. «In principio era il Verbo (Logos), / il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era in principio presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui, / e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. / In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini; / la luce splende nelle tenebre, / ma le tenebre non l’hanno accolta.» (Gv 1, 1-5).
La «luce» continua a non essere accolta e per tale ragione si rinnova il Santo Sacrificio dell’Altare ogni giorno, fino alla fine del mondo, perché continuano ad essere indispensabili la Passione e la Crocifissione di Nostro Signore a causa dei peccati. La Salvezza, portata attraverso il Verbo che si fece carne e attraverso i buoni e incontaminati insegnamenti della Tradizione della Chiesa, passa solo attraverso la Croce di Cristo e la propria croce, quella portata con amore e con «perfetta letizia», come usava dire san Francesco d’Assisi.
L’attuale teologo di riferimento, Walter Kasper, sulla scia della teologia rivoluzionaria francese e tedesca, è sostenitore della forma aperta dell’argomentazione teologica, alla quale fa parte «anche l’ascolto di quel che lo Spirito dice oggi alle comunità. Bisogna perciò interpretare la fede tramandata una volta per sempre nell’oggi e per l’oggi. Questo non significa che l’oggi, la mentalità odierna e quel che si suole denominare “segni dei tempi” possono essere un’istanza teologica accanto o addirittura contro la fede, però significa che essi devono essere un punto di riferimento nel senso che il messaggio cristiano va interpretato in ordine al rispettivo proprio tempo e in un confronto costruttivo con esso. Non esistono perciò solo delle deviazioni e delle eresie dovute alla mancanza di considerazione della tradizione e all’adattamento dello spirito del tempo. Esistono anche delle eresie provocate dal rifiuto caparbio di essere teologo nel qui e nell’oggi, di fare teologia come trasmissione viva della tradizione e di vanificare così il rispettivo kairós. Chi vuole parlare per tutti i tempi finisce per non parlare per alcun tempo» (Chiesa cattolica. Essenza-realtà-missione, Queriniana, Brescia 2012, p. 93).
Proprio per tali ragioni esposte abbiamo sentito il Papa (durante la sua visita nella chiesa evangelica luterana dello scorso 15 novembre) rispondere in una maniera da “segni dei tempi” (tempi questi confusi e luciferini) alla signora Anke de Bernardinis, moglie di un cattolico, che non può partecipare, insieme al coniuge, «alla Cena del Signore», la quale ha chiesto direttamente a papa Bergoglio: «Che cosa possiamo fare per raggiungere, finalmente, la comunione su questo punto?»: «Alla domanda sul condividere la Cena del Signore non è facile per me risponderLe, soprattutto davanti a un teologo come il cardinale Kasper! Ho paura! Io penso che il Signore ci ha detto quando ha dato questo mandato: “Fate questo in memoria di me”. E quando condividiamo la Cena del Signore, ricordiamo e imitiamo, facciamo la stessa cosa che ha fatto il Signore Gesù. E la Cena del Signore ci sarà, il banchetto finale nella Nuova Gerusalemme ci sarà, ma questa sarà l’ultima. Invece nel cammino, mi domando – e non so come rispondere, ma la sua domanda la faccio mia – io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono. È vero che in un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze fra noi, che abbiamo la stessa dottrina – sottolineo la parola, parola difficile da capire – ma io mi domando: ma non abbiamo lo stesso Battesimo? E se abbiamo lo stesso Battesimo dobbiamo camminare insieme. (…) Ci sono domande alle quali soltanto se uno è sincero con sé stesso e con le poche “luci” teologiche che io ho, si deve rispondere lo stesso, vedete voi» .
Trema nelle vene la fede dei cattolici, mentre si compiace il cardinale Kasper che afferma di andare incontro ai dubbi di tutti e di non offrire nessun tipo di certezza perché: «Non è possibile dimostrare in maniera pura e semplice che il cristianesimo è la vera religione e che la chiesa cattolica è la vera chiesa» e questa volontaria apostasia è sostenuta dal fatto che: «A ogni argomento, anche al migliore, è infatti possibile contrapporre, da un altro punto di vista, altri argomenti» (Chiesa cattolica… op.cit., pp. 96-97).
Insomma, un gran calderone nel quale si annaspa e si denuncia la propria insoddisfazione, ben rappresentata dai coniugi cattolico-luterani de Bernardinis. Il Papa attuale, chiamato a custodire il depositum fidei, non è più in grado di offrire certezze, ma solo moltiplicazioni di dubbi irrisolti. A che cosa serve, allora, essere ancora cattolici? Il pastore valdese Ricca, durante lo scorso agostano Sinodo mondiale di Torre Pellice aveva detto, a proposito della richiesta di perdono del Papa nei loro confronti: «È l’inizio di una storia nuova: perdonare vicariamente al posto delle vittime è impossibile ma si può invece accettare la volontà della chiesa cattolica di dissociarsi radicalmente dal passato». È proprio ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi.
La Madonna credette nella Verità sempre, dall’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, fino alla Resurrezione. E non ebbe mai dubbi: fu fedele solo a Dio. A santa Caterina Labouré (1806-1876) ordinò di far coniare una Medaglia con simboli ben precisi, che non hanno bisogno né di commento, né di interpretazioni speculative: Maria Santissima è raffigurata nell’atto di schiacciare la testa del serpente (il demonio). L’immagine era stata preannunciata nella Bibbia, con le parole: «Io porrò inimicizia tra te e la donna (…) questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen3,15).
In tal modo, Dio dichiarò iniziata la lotta tra il bene e il male. Questa lotta è vinta da Gesù Cristo, il nuovo Adamo, insieme a Maria, la nuova Eva. I raggi di luce simboleggiando le grazie. La santa vide tali figure incorniciate dall’invocazione «O Marie, conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous». Poi Caterina vide il retro della medaglia con altri simboli: 12 stelle (le 12 tribù d’Israele e i 12 apostoli: Antico e Nuovo Testamento, nonché le 12 stelle della Vergine, secondo l’Apocalisse); il Cuore coronato di spine, che rappresenta il Sacro Cuore di Gesù e il cuore trafitto da una spada, ovvero il Cuore Immacolato di Maria (Lc 2,33-35), due Cuori inseparabili: anche nei momenti più tragici della Passione e della morte in Croce, Maria era lì per condividere tutto.
Inoltre sono presenti ancora delle lettere, M: Maria. La M sostiene una traversa che regge la Croce, che rappresenta la prova. Questo simbolismo indica lo stretto rapporto di Maria e di Gesù nella storia della salvezza. I : Jesus. Il monogramma composto dalla I di Gesù intersecata dalla M di Maria e la Croce, rappresenta Gesù Salvatore e la Madonna, corredentrice, è in assoluto legata a Lui nell’opera di redenzione.
Il Consiglio d’Europa, nel 1950, bandì un concorso per realizzare la bandiera della futura Europa unita, quella che ripudierà le sue radici cristiane, non facendone cenno nella sua Carta costituzionale. Arrivarono 101 bozzetti e nel 1955 venne scelto quello di un grafico alsaziano, il cattolico Arsène Heitz (1908-1989). Subito scoppiò lo scandalo, la bandiera era un perfetto simbolo mariano: 12 stelle in cerchio su campo blu celeste. L’Europa (scherzi della Provvidenza) ha per stendardo il simbolo mariano per antonomasia. Arsène Heitz, rivelerà che, nel momento in cui conobbe il bando di concorso per la bandiera europea, stava leggendo la storia della Medaglia miracolosa.

Nessun commento:

Posta un commento