domenica 23 agosto 2015

“Cujus miráculi cum longe latéque fama manásset, nonnúlli ex cardinálibus, Vitérbium, Cleménte quarto vita functo, pro successóre deligéndo convénerant, in Philíppum, cujus cæléstem étiam prudéntiam perspéctam habébant, intendérunt. Quo compérto, vir Dei, ne forte pastorális regíminis onus subíre cogerétur, apud Tuniátum montem támdiu delítuit, donec Gregórius décimus Póntifex máximus fúerit renuntiátus; ubi bálneis, quæ étiam hódie sancti Philíppi vocántur, virtútem sanándi morbos suis précibus impetrávit. Dénique Tudérti, anno millésimo ducentésimo octogésimo quinto, in Christi Dómini e cruce pendéntis ampléxu, quem suum appellábat librum, sanctíssime ex hac vita migrávit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI PHILIPPI BENITII, CONFESSORIS



Fu il papa Innocenzo XII che inserì nel Messale, con il rango del rito doppio, la festa di san Filippo Benizi. Quest’infaticabile apostolo poté, in effetti, essere considerato come un secondo fondatore dell’Ordine dei Serviti della Beata Vergine Maria, e, fatto non da poco, arrivò persino a sfiorare il supremo pontificato. Nel conclave viterbese del 1268-1271, infatti, dopo che per quasi un anno le votazioni si erano susseguite senza alcun risultato positivo, i cardinali, su proposta del porporato Ottaviano degli Ubaldini, rivolsero la loro attenzione sul nostro Filippo Benizi, Priore Generale dell’Ordine dei Serviti, religioso in odore di santità. Il buon frate, però, una volta informato delle intenzioni del Sacro Collegio, ritenendosi indegno, lasciò Viterbo e fuggì in una grotta sul Monte Amiata, per evitare l’elezione, per circa tre mesi (Fra Cherubino Maria Daleo Hiberno (a cura di), Vita Ex editione Œnipontana anni 1644, quam annotationibus illustramus, Caput X, Fuga Sancti in aviam solitudinem, ne eligeretur Pontifex Romanus, et ibidem salutifera balnea precibus ejus e saxo producta, §§ 114 ss., in BollandistiActa SanctorumAugustit. IVDies Vigesima Tertiavol. XXXVIII, Parigi-Roma 1867, pp. 683-686). Questa grotta esiste ancora ed in essa è stato ricavato un oratorio. Essa si trova in località Bagni San Filippo a Castiglione d’Orcia, ed è ricavata in un grande blocco di travertino a forma di volta chiusa alle estremità da due muri e divisa in due da un tramezzo. Si narra che Filippo, ritiratosi in questo luogo, come Mosè, percosse con il suo bastone una roccia da dove scaturì miracolosamente una fonte di acque curative che poi divennero i Bagni di San Filippo (ibidem, §§ 124-125, ivi, pp. 685-686). Era il segno che il santo lasciava della sua riconoscenza verso le persone del posto che lo avevano bene accolto e sostenuto durante la sua permanenza.
Si dice che, sul suo letto di morte, domandava con insistenza il suo libro al frate che l’assisteva, fra Ubaldo Adimario, e siccome questi non comprendeva, il Santo gli fece intendere che voleva il suo Crocifisso e che era quello il libro che l’ispirava per meditare (ibidemCaput XVII, Utimus Sancti morbus, pia monita, felix obitus, honorifica sacri corporis expositio, §§ 237-238, ivi, p. 706).
La messa è quella Justus est dal Comune, come il 31 gennaio, ma le ultime due collette – quella sulle oblate e quella dopo la comunione – sono come il 19 luglio.
Nella prima colletta si fa allusione all’umiltà del Santo, che lo portò a fuggire gli onori del supremo pontificato. Il mondo è come l'erba, o il fiore del campo: oggi è fresco di giovinezza, domani avvizzito e marcio. Val meglio non farci affidamento.


Fra Filippo Lippi, Circoncisione di Gesù con i SS. Filippo Benizi e Pellegrino Laziosi, 1460-65, Santo Spirito, Prato

Giovanni Busi detto Cariani, Vergine in trono col Bambino tra angeli e santi (SS. Apollonia, Agostino, Caterina d’Alessandria, Giuseppe, Grata, Filippo Benizi e Barbara), 1517-18, Pinacoteca di Brera, Milano

Carlo Dolci, S. Filippo Benizi, 1648-49 circa, musée des Beaux-Arts, Brest

Francesco Curradi, Visione di S. Filippo, XVII sec., Basilica dei Servi di Maria, Siena

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