lunedì 11 maggio 2015

“Exaudívit de templo sancto suo vocem meam, allelúja: et clamor meus in conspectu ejus, introívit in aures ejus, allelúja, allelúja” (Ps. 17, 7 – Intr.) - IN LITANIIS MINORIBUS

"A fulgure et tempestate, libera nos Domine"

Il triduum delle litanie penitenziali prima della festa dell’Ascensione fu istituito a Vienne da san Mamerto verso il 470, ed importavano anche la cessazione dai lavori servili e il digiuno. L’uso si estese con rapidità e divenne assai popolare. Siccome tuttavia un periodo di lutto e di penitenza nel bel mezzo del tempo pasquale a Roma sembrava un controsenso affatto inopportuno, così la liturgia romana non l’adottò che assai tardi, nel periodo cioè franco, sotto Leone III, e questo solo in via eccezionale e non come un’istituzione stabile da rinnovarsi annualmente. In seguito, la consuetudine delle Chiese gallicane finì per accordarsi definitivamente con Roma, in grazia però di un compromesso; il digiuno venne abolito, e fu solo conservata la processione triduana di san Mamerto con la messa, che però è quella stessa che si celebrava nell’Urbe nelle Litanie maggiori. È da notarsi del resto che queste Rogazioni franche solo assai tardi entrarono a far parte del rituale ufficiale di Roma, giacché gli Ordini Romani le ignorano completamente.
La chiesa stazionale di Santa Maria Maggiore per il primo giorno rievoca il ricordo dell’antica litania septiformis o processione di penitenza istituita da san Gregorio Magno, per ottenere la cessazione della peste.
Il ricordo del primo miracolo operato da Gesù alle nozze di Cana, grazie all’intercessione della Vergine, sua Madre, la cui sola preghiera poté far decidere il suo divin Figlio a precedere il tempo fissato da Lui per manifestarsi al mondo per mezzo di prodigi, deve ispirarci una grande fiducia nel potente patronato di Maria. Quante volte la divina Madre non formula lei non ancora, in nostro favore, la preghiera che fece per gli sposi di Cana: Vinum non habent, Non hanno più vino! E noi, allora, ci sentiamo ebbri del santo amore di Dio, e noi ripetiamo, con l’architriclinio, ordinatore del festino: Tu autem servasti bonum vinum usque adhuc, Tu, però, hai custodito il buono vino per la fine!
La processione e la messa si regolano secondo lo stesso rito degli Ambarvali romani del 25 aprile.
Nella processione, tuttavia, secondo alcuni autori, abbiamo un ultimo residuo dell’antica processione stazionale che i primi cristiani facevano volentieri, quasi ogni giorno, durante la Quaresima e nella settimana di Pasqua. Si radunavano in una chiesa, chiamata chiesa di riunione (ecclesia collecta: è da lì che viene il nome dell’orazione detta, appunto, colletta). Da lì, si recavano in processione col vescovo ed il clero in un’altra chiesa. Durante il tragitto, cantavano le litanie dei santi ed il Kyrie eleison. L’altra chiesa si chiamava chiesa della stazione o stazionale. Lì si celebrava la santa messa. I quattro giorni di preghiere ci hanno conservati quest’antico e venerabile uso che deve esserci sempre assai caro. Non dobbiamo pregare difatti, solamente insistentemente, ma pure in comunità. A questa preghiera pressante e comune il Cristo ha promesso la forza ed il successo. Alla processione, si cantano le antiche litanie dei santi, nelle quali imploriamo, per tutti i nostri bisogni, l’intercessione di tutta la Chiesa trionfante. Le orazioni terminali di queste litanie sono molto belle e molto edificanti a questo riguardo.

William Holt Yates Titcomb, La Chiesa in Cornwall ovvero La processione delle Rogazioni, XX sec.

Théodore Louis Boulard, Procession de la Saint-Julien - les Rogations, XX sec., collezione privata


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