lunedì 22 dicembre 2014

“Quia vidísti me, Thoma, credidísti: beáti, qui non vidérunt, et credidérunt” (Joan. 20, 29, Ev.) - SANCTI THOMÆ APOSTOLI

“... Quand’ebbe terminata la suddetta preghiera, disse ai soldati: Su, eseguite gli ordini di chi vi ha inviato. Quelli vennero e lo trapassarono tutt’insieme con le lance. Cadde e morì. Qui finiscono gli atti di Tomaso, apostolo di nostro Signore Gesù Cristo, che fu martirizzato in terra indiana per ordine del re Mazdai”. Così riportano gli apocrifi Atti di Tommaso, redatti probabilmente ad Edessa, in Osroene, verso la fine del II sec. o all’inizio del III d.C. Il culto di cui san Tommaso è attestato dagli antichi Padri, specialmente da san Gregorio di Nissa e da san Efrem il Siro, che, nel XLII dei suoi Poemi di Nisibis, descrive le urla di Satana perché un mercante aveva trasportato dalle Indie ad Edessa una parte del corpo dell’Apostolo «Ululavit Diabolus: Quem in locum nunc fugere possum justos? Mortem incitavi ad Apostolos interficiendos, ut per mortem eorum evadam verberibus eorum. Sed nunc multo durius verberor. Apostolus quem interfeci in India, praevenit me Edessam. Hic et illic totus est; illuc profectus sum et erat illic; hic et illic inveni eum et contritus sum».
Dal 232, in effetti, si veneravano le sue reliquie ad Edessa (mentre oggi, sin dal XIII sec., si conservano ad Ortona nell’omonima basilica, nell’urna in rame che la pietà e la devozione dei cittadini aveva fatto costruire nel 1612, ornata da un ovale dipinto dall’ortonese Tommaso Alessandrino e raffigurante l’apostolo).





I Greci celebrano la festa di san Tommaso il 6 ottobre, i copti il 21 maggio; presso i Latini, il calendario detto di Carlomagno, dell’anno 781, gli assegna il 3 luglio, d’accordo con l’uso orientale primitivo, che teneva questo giorno per quello del natale dell’Apostolo.
Il martirologio geronimiano, del resto, fa menzione di san Tommaso due volte: il 3 luglio, in memoria di una traslazione delle reliquie dell’Apostolo ad Edessa, ed il 22 dicembre. Per quest’ultimo giorno i manoscritti differiscono nella loro giustificazione di una festa di san Tommaso: il martirologio di Silos menziona la festa di san Tommaso tra le aggiunte di seconda mano, il 21 dicembre annunciandone la sua passione in India; tuttavia, nel latercolo del Geronimiano di Epternach (o Echternach) ed in quello di Wissemburg, la data suddetta apparve come quella della traslazione delle reliquie dell’Apostolo ad Edessa. Alcune di queste affermazioni non sono verificabili. Quello che è certo è che il corpo di san Tommaso era venerato ad Edessa ai tempi di sant’Efrem come abbiamo detto.
I cristiani del Malabar, in India, celebrano tre feste in onore di Mar Toma: il 3 luglio, il 18 ed il 21 dicembre, ma quella del 3 luglio è la principale. Il 3 luglio è il giorno della sua festa anche presso i siriaci. Anche H. Delehaye può affermare che la festa del 3 luglio, quod Orientalibus sollemne est, omnibus S. Thomae festis praevisse.
A Roma, la festa di san Tommaso risale al Medioevo. Essa apparve nel sacramentario gregoriano e nel calendario di san Pietro dal XII sec., ma dev’essere molto più antica, poiché il papa Simmaco (498-514) edificò a quest’Apostolo un oratorio in Vaticano, presso la basilica rotonda di sant’Andrea e nel VII sec., si trova una messa in onore di quest’Apostolo il 21 dicembre nel sacramentario gelasiano, ma si tratta di una testimonianza isolata.
Il culto di san Tommaso non prese consistenza a Roma, che aveva quello degli altri Apostoli, nel corso del X sec. Esso vi è attestato nell’XI sec. e divenne popolare nel XII. In onore di san Tommaso, in effetti, la pietà medievale eresse, in seguito, a Roma almeno una dozzina di chiese di cui la più celebre era quella di san Tommaso in Parione, san Tommaso in Formis sul monte Celio, un’altra contigua alla basilica del Laterano che serviva anche da Secretarium, ed infine un oratorio dedicato all’Apostolo all’interno di Castel sant’Angelo.
L’incredulità di Tommaso subito dopo la resurrezione di Gesù, ed il fatto che, la domenica in Albis, sin dall’antichità, si leggesse alla messa il testo dell’apparizione in cui Gesù lo onora, senza dubbio contribuì a rendere la sua memoria assai popolare, di preferenza a quella di molti suoi colleghi nell’Apostolato.
Secondo gli Ordines Romani del XV sec., il papa dava oggi vacanza al concistoro. È ancora d’uso a Roma che, nella festa di san Tommaso, si comincino a presentare gli auguri di Natale ai cardinali ed agli altri prelati della corte pontificia.
Una piccola curiosità: il prefazio della Messa tradizionale di san Tommaso è quello degli Apostoli. A tal riguardo, va precisato che, alle origini, nei sacramentari leoniano, gelasiano e gregoriano, ogni domenica ed ogni festa dell’anno avevano un prefazio particolare; per la comodità dei celebranti e per economizzare la pergamena ed il lavoro dei copisti, si fece sparire questi prefazi dai messali dal basso medioevo; fu così che caddero ugualmente in desuetudine, nel XVI sec., le messe domenicali, al posto delle quali i sacerdoti recitavano comunemente quella della Santissima Trinità, poiché essa era più corta e che sapevano a memoria.
Il Concilio di Trento eliminò questo secondo abuso, restituendo le messe domenicali proprie ed ordinando la riforma del Messale romano. Tuttavia, in questa restituzione, a parte un piccolissimo numero di eccezioni, gli antichi prefazi propri non trovarono più spazio. Quello che si recita ora per tutte le feste degli Apostoli è il prefazio romano del sacramentario leonino per la festa dei santi apostoli Pietro e Paolo.

El Greco, S. Tommaso, 1608-14, Museo del Prado, Madrid

Pieter Pauwel Rubens, S. Tommaso, 1610-12 circa, Museo del Prado, Madrid

Pieter Pauwel Rubens, Martirio di S. Tommaso, 1639, National Gallery (Národní galerie v Praze), Praga

Jusepe de Ribera, S. Tommaso, 1630-35, Museo del Prado, Madrid

Jusepe de Ribera (attribuz.), S. Tommaso, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

Mathias Stomer, Incredulità di S. Tommaso, 1641-49, Museo del Prado, Madrid

Anonimo, S. Tommaso, 1635-65, Museo del Prado, Madrid

Diego González de la Vega, S. Tommaso, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

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