domenica 5 ottobre 2014

Permanere nella Verità di Cristo

Qualche giorno fa pubblicavamo uno stralcio del contributo di Mons. Cyril Vasil, tratto dal testo, uscito lo scorso 1° ottobre, "Permanere nella Verità di Cristo: Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica" per i tipi Cantagalli di Siena.
Volentieri, dunque, pubblico la recensione a questo testo di Cristina Siccardi.




Il testo è stato pubblicato, oltre che in lingua inglese (Remaining in the Truth of Christ. Marriage and Communion in the Catholic Church, Ignatius Press), anche in francese (Demeurer dans la vérité du Christ – Mariage et communion dans l’Eglise catholique, Artège éditions), spagnolo (Permanecer en la verdad de Cristo. Matrimonio y comunión en la Iglesia Católica, Ediciones cristiandad) e tedesco (In der Wahrheit Christi bleiben“: Ehe und Kommunion in der Katholischen Kirche, Echter Verlag):





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Permanere nella Verità di Cristo

Cristina Siccardi

San Giovanni Battista venne decapitato poiché i protagonisti dell’errore non accettavano le denunce del loro peccato: Erode Antipa dopo aver divorziato da Pharsaelis, figlia del re nabateo Areta, aveva sposato Erodiade, ex-moglie di suo fratello Filippo; si trattava, dunque, di un’unione illegittima agli occhi di Dio. Erodiade, mediante la figlia Salomè, chiese la testa del Battista e la ottenne. Oggi una corrente della Chiesa vuole che i divorziati concubini possano ricevere la Comunione benché non siano in stato di grazia; come a dire, in linguaggio figurato: la testa di san Giovanni Battista continua ad essere richiesta.
Nella relazione presentata al Concistoro straordinario sulla famiglia (febbraio 2014), il cardinale Walter Kasper ha lanciato un appello affinché la Chiesa armonizzi «fedeltà e misericordia di Dio nella sua azione pastorale riguardo ai divorziati risposati con rito civile». L’inquietante istanza sarà presente al prossimo Sinodo sulla famiglia dal tema: Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. L’augurio lanciato dal cardinale Kasper è che la Chiesa troverà un modo per armonizzare «fedeltà e misericordia nella sua pratica pastorale», un genere di pastorale che, entrando in collisione con la dottrina cattolica, scalzerebbe, nella stragrande maggioranza dei casi, la dottrina stessa: la prassi (l’esperienza) pagana diventerebbe guida all’impartizione dei sacramenti.
Per rispondere a queste posizioni, che sovvertono in modo ineludibile il principio di matrimonio esposto esplicitamente dal Salvatore e contenuto nel magistero della Chiesa, il 1° ottobre esce in libreria un volume di notevole portata, Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica (Cantagalli, pp. 304, € 16,50) a cura di Robert Dodaro O.S.A., Preside dell’Istituto patristico Augustinianum di Roma.
Il testo, dato alle stampe in questi giorni in Francia e quasi in contemporanea negli Stati Uniti, raccoglie gli interventi di cinque cardinali e di quattro studiosi, ognuno dei quali esamina i punti nodali della questione matrimoniale, ovvero:
«L’insegnamento del Signore su divorzio e seconde nozze: i dati bliblici» di Paul Mankowski S.J.; «Divorzio e seconde nozze nella Chiesa antica: riflessioni storiche e culturali» di John M. Rist; «Separazione, divorzio, scioglimento del vincolo matrimoniale e seconde nozze. Approcci teologici e pratici delle Chiese ortodosse» di Cyrill Vasil’ S.J.; «Unità ed indissolubilità del matrimonio: dal medioevo al Concilio di Trento» del cardinale Walter Brandmüller; «Indissolubilità del matrimonio e dibattito sui divorziati risposati e i sacramenti» del cardinale Gerhard Ludwig Müller; «Ontologia sacramentale e indissolubilità del matrimonio» del cardinale Carlo Caffarra; «Divorziati risposati e i sacramenti dell’Eucaristia e della penitenza» del cardinale Velasio De Paolis C.S.; «Il processo di nullità canonica del matrimonio come ricerca della verità» del cardinale Raymond Leo Burke.
Nei loro interventi, gli autori dimostrano come, esaminando i testi biblici e la patristica, non sia assolutamente possibile sostenere sic et simpliciter una “misericordia” fallace e tale da offrire il Corpo Santo di Cristo a peccatori pertinaci. La Chiesa sostiene il peccatore, ma denuncia il peccato e cerca di salvare anime invitando il peccatore a non peccare più, proprio come Gesù insegnò con immensa misericordia all’adultera: «“Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più”» (Gv 8, 10-11). Le esigenze dei peccatori, oggi divenute norma sociale, non hanno e non avranno mai la forza di mutare i principi divini e della Chiesa, Sposa di Cristo. L’anima dell’adultera è preziosa a Gesù e alla Chiesa tanto quanto le anime degli adulteri contemporanei e futuri, e proprio per tale ragione questa raccolta di saggi, presentata in Italia da Cantagalli, è preambolo indispensabile per il Sinodo che si terrà fra il 5 e il 19 ottobre.
Le voci dell’importante volume affrontano poi la questione della oikonomia, pratica diffusa nell’Oriente ortodosso a partire dal secondo millennio e scaturita dalle pressioni politiche degli imperatori bizantini, che consente l’ammissione alle seconde nozze religiose dopo un periodo di penitenza: in queste chiarissime ed esaurienti pagine si traccia la storia secolare della resistenza cattolica a tale convenzione di carattere politico e non divino.
La Tradizione, ancora una volta, è maestra: esistono fondamenta teologiche e canoniche fra dottrina cattolica e disciplina sacramentale. Il cardinale Müller afferma: «tutto l’ordine sacramentale è esattamente opera della misericordia divina e non può essere revocato richiamandosi allo stesso principio che lo sostiene. Attraverso quello che oggettivamente suona come falso richiamo alla misericordia si incorre nel rischio della banalizzazione dell’immagine stessa di Dio, secondo la quale Dio non potrebbe far altro che perdonare. Al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se si nascondono questi attributi di Dio e non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia» (p. 21).
La misericordia di Dio non è una panacea per tutti i mali, perché i comandamenti di Dio restano tali e la Chiesa è tenuta a ribadirli. Le difficoltà inerenti all’accettazione dell’insegnamento del Figlio di Dio circa l’impossibilità di commettere adulterio, poiché quello «che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19, 6), furono riconosciute per la prima volta dagli stessi Apostoli i quali reagirono in maniera negativa rispetto alla vocazione matrimoniale: «se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10) e a questo punto Gesù parlò di coloro ai quali viene concesso di comprendere che esiste una scelta di vita verginale e consacrata, per il regno dei cieli. La dottrina è data come assoluta nei Vangeli e anche san Paolo insiste sul fatto che egli è un messaggero di tale insegnamento, pertanto non è da ritenersi responsabile per il rigore di tale disposizione divina: «Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie» (1Cor 7, 10).
Tuttavia sarebbe errato o «quantomeno seriamente manchevole, vedere Gesù come un contendente in una controversia legale-morale che parteggia per la fazione rigorista della controversia e capace di attrarre soltanto gli intransigenti. Infatti, Gesù ha promesso anche un nuovo e sovrabbondante afflato di grazia, di aiuto divino, in modo che nessuno, per quanto debole, trovi impossibile fare la volontà di Dio (…) Gesù disse di Giovanni: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Mt 11,11). Sotto la vecchia legge sarebbe stato forse necessario tanto coraggio morale e fisico da eroi quanto amore per la santità, per rimanere coerenti nelle idee e nelle azioni alla volontà creatrice di Dio in materia di fedeltà coniugale, ma nella nuova alleanza anche ho mikroteros, il più piccolo nel Regno, riceverà la forza per restare fedele, e per fare cose più grandi ancora» (pp. 56-57).
Gli autori di questo vitale testo sostengono all’unisono e in maniera ferma che nel Nuovo Testamento l’Unto di Dio proibisce senza ambiguità divorzio e successive nuove nozze sulla base del piano disposto dal Creatore sul matrimonio (Gen 1,27; 2,24).

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