domenica 8 giugno 2014

Un Santo interamente immerso dallo e nello Spirito Santo: S. Filippo Neri

Lo so, la memoria liturgica di questo illustre Santo romano l'abbiamo celebrata il 26 maggio scorso. Tuttavia, oggi mi piace ricordarne la figura, poiché egli ricevé in maniera sensibile, sotto forma di globo di fuoco, lo Spirito Santo mentre visitava, meditando e pregando lo Spirito Santo, le catacombe romane di S. Sebastiano la vigilia di Pentecoste del 1544. Quel fuoco divino, penetrando in lui, gli dilatò il cuore e gli spezzò due costole per fargli posto, tanto che il santo ebbe a dire: “Basta, Signore, basta; non resisto più”.  Da allora quella fiamma scaldò il cuore di S. Filippo di una grandissima carità per Dio e per gli uomini.

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Da Oreste Cerri, S. Filippo Neri Aneddotico, Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, Ferentino, 1939, pp. 43-45:

La sera della vigilia, Filippo, com’era sua consuetudine, era sceso nei sotterranei delle catacombe di San Sebastiano per pregare su quegli avelli imporporati del sangue glorioso dei primi martiri.
Egli vi godeva misteriose bellezze sconosciute agli occhi profani del mondo. Nei loro cunicoli, in mezzo all’oscurità profonda, in quel silenzio arcano, egli si sentiva ardere d’amor di Dio e meditava il mirabile prodigio della Pentecoste.
Ad un tratto il suo cuore fu invaso di grande gioia ed una luce vivissima illuminò la sua persona. Il santo alzò lo sguardo e vide scendere dall’alto un globo di fuoco che posatosi sulla sua bocca, gli penetrava poi nel petto, producendo in lui effetti mirabili.
Il suo cuore, in contatto con quella vivissima fiamma, si dilatò improvvisamente. Non potendo più il petto contenerlo, per la violenza, s’inarcarono due costole che si sollevarono fino a spezzarsi.
Ebbe come un forte tremore, un sussulto per tutte le membra e, fuori di sé dalla gioia, strinse fortemente le mani sopra il cuore che sentiva bruciare e battere con veemenza.
Un vivo palpito d’amore divampava in quel momento dentro di lui, inondando il suo animo di tanta soavità che, delirante dalla gioia, esclamò: “Basta, o Signore, non più, non più!”
Lo Spirito Santo era sceso nel cuore di Filippo, dilatandolo miracolosamente, sicché si era ripetuta su di lui la stessa scena degli apostoli.
Era l’epilogo d’un poema divino! Il bacio ardente del Paracleto con la grande anima di Filippo, come suggello della sua santità.



Filippo non parlò di questa sua esperienza e tantomeno di altre simili che continuarono ad accompagnare la sua vita a partire dalla sua pentecoste personale. Ma la gente che gli stava attorno si rese conto degli effetti della stessa sul suo corpo. Con suo grande dispiacere e vergogna, Filippo non era in grado di contrastare quello che lo Spirito operava in lui e di conseguenza spesso non era signore e padrone del proprio corpo. Quando era rivolto alle cose divine, Dio si impadroniva con tale forza di lui che il suo corpo cominciava a tremare e a scuotersi. Era colto allora da un battito di cuore talmente violento da essere sentito dagli altri, e soprattutto il suo corpo diffondeva, in queste circostanze, un fuoco intorno anche esso avvertibile. Soprattutto questo calore interno colpì tutti. Non aveva mai freddo; anche d’inverno andava in giro con la veste talare sbottonata, la sua finestra rimaneva aperta e trascorreva intere notti all’aperto. … È possibile che questi fenomeni fisici siano legati ad una malformazione cardiaca (cosa che per altro normalmente non gli avrebbe consentito di diventare così vecchio); sta di fatto che essi venivano provocati e rafforzati in presenza di esperienze spirituali. La stessa osservazione può essere fatta anche circa lo strano rigonfiamento tumorale che Filippo presentava sul petto all’altezza del cuore. Questo ingrossamento del petto non subì modificazioni e alcuni medici famosi del tempo che lo curarono non riuscirono a fornire una spiegazione per questo rigonfiamento grande come un pugno. Il suo medico, Andrea Cesalpino, dopo la sua morte constatò nel corso dell’autopsia che nel punto del rigonfiamento le costole erano rotte, cioè le ossa erano separate dalla cartilagine. Egli attribuì la cosa a una causa soprannaturale.

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