giovedì 11 ottobre 2012

Cronaca scaligera

Colloqui sulla musica sacra: 
cinquant'anni dal Concilio Vaticano II
alla luce del magistero di Benedetto XVI

6 ottobre 2012
- Verona -

di Giannicola D'Amico


Alla presenza di numerosi studiosi e di un folto pubblico, si è svolto il 6 ottobre scorso presso la Biblioteca Capitolare di Verona, luogo simbolo per la cultura italiana ed europea, il secondo incontro nazionale promosso dalla nostra Scuola, fra i previsti «Colloqui sulla musica sacra: cinquant'anni dal Concilio Vaticano II alla luce del magistero di Benedetto XVI» che, diversamente dal primo, celebrato a Lecce il 19 maggio scorso, dal taglio più storico-estetico, ha proposto un momento di confronto sulla questione giuridico- teologica del rapporto musica/liturgia, nel Magistero della Chiesa.
I lavori, dopo i saluti del Vescovo mons. Giuseppe Zenti e del direttore del Conservatorio (ente fra i patrocinatori dell'evento) M° Hugh Ward Perkins, hanno preso avvio dall'esteso contributo circa le radici giuridiche della musica sacra e liturgica di S.Em. il card. Raymond L. Burke, Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica. 

Dopo una breve premessa di ordine generale, alla luce dell’ancor attuale magistero di San Pio X e delle direttive di Papa Benedetto XVI, S.Em. Burke si è soprattutto soffermato sui criteri cui deve rispondere una «giusta» musica per il servizio divino, e cioè di non essere arte a sé stante, ma sempre al servizio della liturgia, nella triplice dimensione di qualità che risponda allo stesso tempo a dettami di santità, bellezza (arte vera) e universalità, aliena da quegli eccessivi estetismi che negli ultimi tempi hanno portato la composizione contemporanea ad essere una produzione per un ristrettissimo numero di specialisti. 
Dopo ripetuti richiami alle Scritture, il card. Burke ha richiamato il profondo legame che la musica deve mantenere con la Parola, creatrice e datrice di Senso, aggiungendo che il lavoro dell'artista in ambito sacro è sempre un atto di obbedienza al Magistero. 

Don Nicola Bux, consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, nel rammentare i profondi legami teologici fra musica e liturgia, soprattutto nelle opere di Joseph Ratzinger, ha sottolineato la difficoltà, dopo il Concilio, da parte della Chiesa, di avere un repertorio unificato, e ha ribadito fortemente il concetto per cui non ogni forma o stile musicale sia adatto a rendere il servizio liturgico, invitando con vibrati accenti a rivalutare  l'immenso patrimonio del canto gregoriano, depositario della più perfetta identità musico-liturgica che la storia della Chiesa ci abbia consegnato in venti secoli di storia. 

S.Em. il card. Raymond L. Burke. Alla sua sinistra,
don Nicola Bux; alla sua destra, il m. Giannicola D'Amico
Don Gilberto Sessantini, maestro di cappella del Duomo di Bergamo, ha tenuto una applauditissima relazione circa l'importanza del recupero dell'organo come strumento principe della liturgia, soppiantato, a seguito di malaugurate spinte innovative post sessantottesche, da strumenti non sempre adatti a supportare degnamente la sacralità degli atti di culto, come a volte irrispettosi della santità dei luoghi in cui viene celebrata la divina Liturgia. 
Ha ribadito che già soltanto in ambito puramente culturale il timbro dell'organo suggerisce il concetto di sacro, anche in contesti «altri», per questo l'aerofono a tastiera conserva una primazia di carattere tecnico, ma anche simbolico, che la Chiesa dovrebbe maggiormente rivalutare. 

Mario Lanaro, compositore e docente presso il Conservatorio scaligero, ha parlato delle programmazioni concertistiche e musicali nelle chiese, lamentando l'urgenza di un ritorno alla competenza e al livello qualitativo delle scelte e di maggiore rispetto per i luoghi e i tempi liturgici, anche perché esistono precise direttive di legge canonica e di amministrazione ecclesiastica in materia. 
Richiamandosi agli scritti del cardinale Ratzinger, il M° Lanaro ha raccomandato una maggiore responsabilizzazione dei vari gestori dei concerti sacri, dai presentatori, agli organizzatori, dagli esecutori allo stesso pubblico, quasi mai adeguatamente “catechizzato” circa questi momenti di elevazione culturale e spirituale. 

Ha chiuso il convegno P. Marco Repeto, prefetto della Musica dell'Oratorio di Verona, il quale  ha caldeggiato l'assoluta necessità del ripristino del recitativo liturgico nell'educazione dei chierici, della formazione canora dei ministri e dei futuri sacerdoti che rappresenteranno, all’Altare di Dio, la persona di Cristo: la cantillazione, forma antichissima di espressione liturgica, è tuttora fondamentale perché, attraverso di essa, la Parola di Dio proferita conserva e trasmette un sommo rispetto della sacralità del testo.
Padre Repeto ha insistito in tal senso sullo sforzo didattico che si deve intraprendere  nella formazione dei seminaristi, parlando di un clero italiano "accidioso" dal punto di vista musicale, così suscitando un po’ di (amara) ilarità nel pubblico presente.

La giornata, come consuetudine della manifestazioni promosse dalla Scuola Ecclesia Mater, si è conclusa con la celebrazione pomeridiana nella chiesa di San Fermo Minore della Messa solenne in latino, secondo la forma ordinaria del Rito romano, presieduta da S.Em. il card. Burke.
Una nobile, ma al contempo semplice celebrazione (come desiderava il Concilio), impreziosita dal degnissimo allestimento dell’altar maggiore e dai preziosi paramenti custoditi dalla Sagrestia dell’Oratorio scaligero, dal servizio all’altare sovrinteso da p. Samuele Berta (il quale ha dovuto sostituire mons. Marco Agostini, precettato fuori tempo massimo dalla preparazione del Sinodo dei Vescovi), come dalla musica preparata dal gruppo musicale brillantemente diretto da Letizia Butterin, che ha eseguito la Missa IX “Orbis factor”, oltre a brani di Palestrina, Bartolucci e Giovanni Geraci (giovane compositore già allievo del PIMS, ente fra i patrocinatori dell’evento).
Ognuno ha cantato la sua parte: il celebrante, il diacono – in maniera molto efficace -, il salmista, la schola, il popolo, nel rispetto della Liturgia e senza “appropriazioni indebite”!

L’appuntamento è ora a Roma, a fine anno, per il terzo conclusivo Colloquio nazionale fra quelli previsti nell’occasione del Giubileo conciliare.


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