lunedì 8 luglio 2019

Finché è giorno… I dodici anni del Summorum

Rilanciamo un interessante, breve contributo del prof. Abbruzzi nel XII anniversario del m.p. Summorum Pontificum del papa Benedetto XVI.

Max Scholz, Concerto di un coro (Chorkonzert), 1906


Finché è giorno… I dodici anni del Summorum

del prof. Vito Abbruzzi

Ieri il Summorum ha compiuto dodici anni… proprio nel giorno del Signore.
Un caso?
Direi proprio di no!
Una cosa che, mi rendo conto, sfugge ai più – non solo agli avversatori del motu proprio in questione, ma anche ai suoi stessi propugnatori – è non riuscire a cogliere il fatto che il Summorum non è opera dell’uomo, ma, a mio sommesso giudizio, di Dio stesso.
Non smetterò di ripetere – senza tema di essere tacciato di pedanteria – che siamo di fronte a numeri che parlano chiaro: 777.
Il Summorum ha visto la luce il 7 luglio 2007, ed è stato pubblicato alla pagina 777 degli Acta Apostolicae Sedis (vol. 99).
Sono più che convinto che il legislatore non pensava affatto a tutte queste misteriose coincidenze!
Il 777 è chiaramente un numero che rimanda all’ordine angelico; in particolar modo a San Michele, che il 7 luglio 1956 apparve ad Oppido Lucano (PZ) alla Serva di Dio Francesca Lancellotti, in seguito amica fraterna del cardinale Oddi, primo presidente della fu Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
E, dunque, il 7 luglio è una data micaelica!
Non solo: il 7 luglio è notoriamente primo giorno della novena alla Madonna del Carmine. Un fatto che non può passare inosservato.
Ricordo che a Putignano, in Terra di Bari, c’è una grotta-santuario dedicata proprio a San Michele (in Monte Laureto), il cui altare è speculare a quello dedicato a “S. Maria de lo Carmino” (1538). Idem a Conversano, sempre in Terra di Bari, nella chiesa parrocchiale di Maria SS. del Carmine.
Ci sono ovunque timori – non privi di fondamento – che il Summorum possa essere revocato. L’augurio è che ciò non accada. Ma se anche dovesse accadere, il Summorum resta una pietra miliare; un fatto acquisito; una conquista non facilmente raggiunta, a cui altrettanto non facilmente si rinuncerà.
Il Summorum, in questi dodici anni di vita, ha visto spegnersi tanti facili entusiasmi (per sua fortuna, poiché erano fuochi di paglia); ma altresì ha visto crescere, giorno dopo giorno, una nuova consapevolezza da parte di gente che, grazie al vetus ordo, ha riscoperto il sacro, vivendo con più raccoglimento il novus.
A chi si è preso il delicato compito di far conoscere e amare l’usus antiquior del Messale Romano, il monito di Gesù ad operare senza scoramenti: «Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare» (Gv 9,4).