lunedì 31 ottobre 2016

Ecumenismo, riabilitazione di Lutero, ricerca di "ciò che unisce", dialogo ad ogni costo in un aforisma del giovane scrittore Luca Fumagalli


Fonte: Luca Fumagalli, Bergoglio in Svezia: la lunga storia d’amore tra protestantesimo e modernismo, in Radiospada, 31.10.2016, nonché in Muniat intrantes, 31.10.2016

Immagini per meditare ancora su S. Teresa ed i luterani

Paréceme a mí que contra todos los luteranos me pondría yo sola a hacerles entender sus yerros. Siento mucho la perdición de tantas almas.
(Relaciones Espirituales, 3, 8)

Mi pare d'essermi assai fortificata anche in materia di fede, tanto da sembrarmi di esser pronta a mettermi da sola contro tutti i luterani per illuminarli nell'errore in cui sono. La perdita di tante anime mi affligge profondamente.
(Relazioni spirituali, 3, 7)

S. Teresa d'Avila si flagella

Anonimo, S. Teresa e Cristo flagellato, Chiesa di S. Pietro in Oliveto, Brescia

Cosa pensa Padre Pio di Lutero e degli altri c.d. riformatori?


In riparazione della commemorazione odierna del 500° anniversario dell'eresia luterana


In riparazione della dissoluzione della fede cattolica odierna nell'eresia luterana, i veri cattolici rimasti recitino oggi la preghiera per conservare la fede di un autentico figlio spirituale di S. Ignazio di Loyola e dottore della Chiesa, S. Pietro Canisio (v. qui).
In versione spagnola, per chi la volesse diffondere in Spagna, rinviamo qui.

Ut inimícos sanctæ Ecclésiæ humiliáre dignéris, te rogámus, audi nos, Domine. 
Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris, te rogamus, audi nos, Domine.

domenica 30 ottobre 2016

Tragica festa della Regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, che regna nonostante i suoi nemici ed avversari

Che tragica festa della Regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, negata - seppur in modo diverso - da tutte le ideologie figlie della rivoluzione!
«(…) Non ostante però tante e sì solenni affermazioni della regia potestà di Cristo contenute nelle sante Scritture e nella divina liturgia, pure da oltre un secolo e mezzo mena strage nel mondo civile un’esiziale eresia, che da alcuni venne detta liberalismo, da altri laicismo. Quest’errore è multiforme, ma tutto in sostanza si riduce a negare la supremazia di Dio e della Chiesa sulla società civile e sugli stati, i quali ufficialmente si proclamano indipendente da qualsiasi altra superiore autorità; – libera Chiesa in libero stato – quando pure non giungano a quella frenesia di statolatria, che rivendica allo stato le prerogative divine, cui, come una volta all’idolo Moloch, vuolsi oggi sacrificato ogni altro diritto, così individualmente, che familiare. – Lo stato è la suprema espressione dell’assoluto. – (…) “Dio è il fine sovrannaturale dell’uomo. Ora, è preciso compito della società civile e di chi la presiede, di collaborare colla Chiesa e di prestarle aiuto, nel campo, s’intende, proprio dell’autorità civile, perché la Chiesa stessa possa con più facilità e sicurezza compiere, la sua divina missione di illustrare e governare le anime, stabilendo in esse il regno di Cristo. Quest'alta potestà della Chiesa Cattolica e del Romano Pontefice sugli stati e suoi loro monarchi, faceva parte, nel medio evo, del diritto internazionale dei popoli cristiani: così che più volte si videro i Papi deporre dal trono del re immeritevoli di tale ufficio, e prosciogliere anche i sudditi dal giuramento di fedeltà già loro prestato (…)» (card. Schuster, Liber Sacramentorum, vol. IX).
Valga ricordare, oggi più che mai, le parole del Pontefice Pio IX: «Lo stesso Gesù davanti ai Giudei che l'accusavano di aver violato il Sabato coll'aver ridonata la sanità al paralitico, afferma che a lui fu dal Padre attribuita la potestà giudiziaria: “Ché il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giustizia al Figlio” (Joann. 5,21). Nel che è compreso anche il diritto di premiare e punire gli uomini anche durante la loro vita (perché ciò non può disgiungersi da una certa forma di giudizio). Inoltre la potestà esecutiva devesi parimenti attribuire a Gesù Cristo, poiché è necessario che tutti obbediscano al suo comando, e nessuno può sfuggire ad esso e ai supplizi da lui stabiliti» (Pio XI, enc. Quas primas, 11.12.1925).

P.S. ricordiamo oggi ai cattolici di voler recitare, secondo le prescrizioni del Sommo Pontefice Pio XI, di v.m., l'Atto di consacrazione del genere umano a Cristo Re (v. qui).






A flagello terraemotus, libera nos Domine! Distrutta la Basilica di S. Benedetto a Norcia .....

Com'era


Com'è .....

sabato 29 ottobre 2016

Riportato alla luce il letto di roccia su cui fu deposto il corpo di Gesù nel Santo Sepolcro

Dopo alcuni giorni di nostra forzata assenza, torniamo con un aggiornamento relativo ai recenti lavori di restauro dell’edicola del Santo Sepolcro, in Gerusalemme, dove, dopo secoli, è stata riportata alla luce la nuda roccia sulla quale fu deposto il corpo esangue del Salvatore la sera del Venerdì Santo e che fu testimone della Resurrezione e dello stupore degli apostoli. Alla vigilia della festa di Cristo, Re dell’Universo, rilanciamo questo contributo, che è peraltro riportato in maniera ampia dalla rivista National Geographic.

SANTO SEPOLCRO: RIPORTATO ALLA LUCE IL LETTO DI ROCCIA SU CUI FU DEPOSTO IL CORPO DI GESÙ


Per la prima volta da secoli, la superficie originale di quella che è tradizionalmente considerata la tomba di Gesù è stata riportata alla luce. Situata nella Basilica del Santo Sepolcro, nella Città Vecchia di Gerusalemme, la tomba era stata ricoperta con una lastra di marmo al più tardi nel 1555, ma probabilmente parecchi secoli prima.
«Una volta rimossa la lastra di marmo, siamo rimasti sorpresi trovando al di sotto una grande quantità di materiale di riempimento», racconta Fredrik Hiebert, archeologo residente della National Geographic Society, che partecipa al progetto di restauro del sepolcro. «Occorrerà del tempo per portare a termine tutte le analisi scientifiche, ma alla fine saremo in grado di vedere la superficie originale di roccia su cui, secondo la tradizione, fu deposto il corpo del Cristo morto».
[...]
Il banco dove fu deposto il corpo è ora contenuto in una piccola struttura all’interno della basilica, detta l’Edicola (dal latino aedicula, “piccola casa”), che fu ricostruita per l’ultima volta nel 1808-10 dopo essere stata distrutta da un incendio. Oggi l’Edicola e la tomba sono oggetto di un restauro curato da un’équipe dell’Università Tecnica Nazionale di Atene, sotto la direzione di Antonia Moropoulou, principale supervisore scientifico.
Riportando alla luce e studiando il letto di roccia, i ricercatori puntano a chiarire meglio la forma originaria del sepolcro, ma anche ad analizzare le vicissitudini storiche del sito, diventato oggetto di venerazione da parte dei fedeli da quando, nel 326 d.C. Elena, madre dell’imperatore romano Costantino, lo identificò come luogo di sepoltura di Cristo. «Siamo in un momento cruciale per il restauro dell’Edicola”, dice Moropoulou said. “Le tecniche che stiamo usando per analizzare questo monumento unico al mondo permetteranno al mondo intero di seguire le nostre scoperte come se ciascuno di noi fosse lì, davanti alla tomba di Cristo». [...]

sabato 22 ottobre 2016

Card. Raymond L. Burke: “Homilia In Festo Sanctæ Theresiæ a Jesu, Virginis”, Abb. Strahov, 15 oct. 2016

Rilanciamo volentieri l’Omelia – in inglese – tenuta dal card. Burke nella festa di S. Teresa d’Avila, presso l’abbazia premostratense di Strahov, in Praga, dove sono conservate le spoglie di San Norberto, fondatore dell’ordine.

FEAST OF SAINT TERESA OF AVILA, VIRGIN

BASILICA OF THE ASSUMPTION OF THE BLESSED VIRGIN MARY

PREMONSTRATENSIAN ABBEY OF STRAHOV

PRAGUE

15 OCTOBER 2016

2 Cor 10, 17-18; 11, 1-2
Mt 25, 1-13

HOMILY

Praised be Jesus Christ! 
Now and for ever.

It brings me profound joy to offer the Pontifical Mass in this most beautiful church dedicated to Our Savior and to His Immaculate Mother under her title of the Assumption. I am grateful to almighty God Who has granted me to make pilgrimage to the historic Premonstratensian Abbey of Strahov and to pray at the tomb of Saint Norbert. I thank Father Abbot and all of the canons of the Abbey for their most warm hospitality, and I thank all who have prepared so well the celebration of the Pontifical Mass. In a particular way, I thank the Institute of Christ the King Sovereign Priest for providing the assistance for the Pontifical Mass, even as I am deeply grateful for the presence of Monsignor Gilles Wach, the Founder of the Institute. With deepest esteem and gratitude, I acknowledge the presence of Knights and Dames of the Grand Priory of Bohemia of the Sovereign Military Order of Malta, of which I am privileged to be the Cardinal Patron. I take the occasion to express once again my gratitude to Lucie Cekotova and to all who have worked with her to organize my visit to your beloved homeland, the Czech Republic. In deepest gratitude, I offer the Holy Mass for the intentions of the Church in the Czech Republic and the intentions of Strahov Abbey.
Today, we celebrate the feast of Saint Teresa of Avila, Virgin and Doctor of the Church. We recall the heroic sanctity of her life and its many fruits, including the reform of the Carmelite Order, which she carried out together with Saint John of the Cross, and her spiritual writings which continue to inspire and strengthen many souls to seek more perfect union with God. The life and death of Saint Teresa open our eyes to contemplate the mystery of Christ’s love, which is daily at work in our souls. Dom Prosper Guéranger, commenting on today’s feast, extolled the great gift of her spiritual writings:
Having arrived at the mountain of God, she described the road by which she had come, without any pretension but to obey him who commanded her in the name of the Lord. With exquisite simplicity and unconsciousness of self, she related the works accomplished for her Spouse; made over to her daughters the lessons of her own experience; and described the many mansions of that castle of the human soul, in the centre of which, he that can reach it will find the holy Trinity residing as in an anticipated heaven. No more was needed: withdrawn from speculative abstractions and restored to its sublime simplicity, Christian mysticism again attracted every mind; light reawakened love; the virtues flourished in the Church; and the baneful effects of heresy and its pretended reform were counteracted.[1]

Christ called Saint Teresa to give herself totally – in every fiber of her being – to Him, in order that she might bring His light and love to her brothers and sisters. From His glorious pierced Heart, Christ poured forth the sevenfold gift of the Holy Spirit into the heart of Saint Teresa, so that, she, as His bride through religious profession, could be the effective sign and instrument of His pure and selfless love.
Reflecting upon her life in Christ, we come to understand the words of Saint Paul in his Second Letter to the Corinthians. Addressing the members of the Church at Corinth, who had come to life in Christ through Saint Paul’s sacred ministry, Saint Paul declares: “[F]or I am jealous of you with the jealousy of God. For I have espoused you to one husband, that I may present you as a chaste virgin to Christ” (2 Cor 11, 2). The grace of the Holy Spirit, which came into the life of Saint Teresa of Avila and comes into our lives through the Apostolic ministry, espouses the Church as His Bride to Christ, her one and only Bridegroom. The jealousy of Saint Paul for the members of the Church is the jealousy of Christ Who does not want anyone who has become one with Him through faith and baptism to stray from Him and, thus, lose the gift of eternal salvation in Him.
The Parable of the Ten Virgins helps us to understand the mystery of Christ’s life at work in the life of Saint Teresa and in each of our lives, producing a rich harvest of holiness of life (cf Mt 15, 1-13). At the same time, it makes clear that Christ’s life in us depends upon our free response, our response of love to His immeasurable and ceaseless love of us in the Church. The wise virgins treasure, most of all, their consecration to the bridegroom and, therefore, they take care that their lamps always burn brightly to receive the bridegroom at his coming. So, too, we who belong totally to Christ, by the works of His love, keep ourselves ready to meet Christ at His Coming, both in the circumstances of our daily Christian life but also on the Last Day, when He will return in glory to restore all creation to the Father. Like the wise virgins, we know that there is nothing more important than to be vigilant, at all times, in waiting for Christ and in welcoming Him into our lives. Our Lord speaks to us at the conclusion of the Parable of the Virgins: “Watch therefore, for you know neither the day nor the hour” (Mt 25, 13).
The foolish virgins grow careless about the gift of their bond with the bridegroom. His coming, therefore, takes them by surprise, and they are not ready to welcome him. So, too, we are tempted to lose the sense of wonder at the great mystery of God’s love which rescues us from the snares of Satan and fills us with divine love. In little and big ways, we are tempted to be inattentive to daily communion with Christ through prayer, devotion, participation in the Holy Eucharist, the daily examination of conscience and act of contrition, and the regular meeting with Christ in the Sacrament of Penance. Instead of giving our hearts totally to Christ, as we are called to do, we begin to live more and more for ourselves and for certain earthly goods and pleasures which, at any given moment, can distract us from the true source of our freedom and joy, Christ, our one and only Bridegroom.
Saint Teresa is a powerful example of the heroic virginal love of Christ, to which we are all called. From her first intimation of Christ’s call to the religious life, she responded with all her heart. No matter how much resistance she encountered on the way of following Christ in the religious life, especially in the reform of the Carmelite Order, whether it came from her family, from her fellow religious in the Order, or from the society in which she was living, Christ was always first in her life. In a most wonderful way, her joy in spending hours in prayer, especially before the Most Blessed Sacrament, was a sign of her wisdom and fidelity as a bride of her Eucharistic Lord. As a wise virgin, she, through prayer and the life of the Sacraments, kept an abundance of oil for the lamp of her daily Christian living, so that she was always ready to meet our Lord, at His coming.
May Saint Teresa of Jesus teach us to persevere in trust, as she did in the face of much opposition and many trials. May she assist us in accepting with joy our suffering with Christ, so that we may enjoy with Him the unending joy of His Resurrection. Referring to Saint Teresa’s motto, “To suffer or to die,”[2] Dom Prosper Guéranger, citing the great preacher Jacques-Bénigne Bossuet, reminds us of the timeliness of the spiritual doctrine of Saint Teresa, embodied in her life and death:
If we are true Christians, we must desire to be ever with Jesus Christ. Now, where are we to find this loving Saviour of our souls? In what place may we embrace Him? He is found in two places: in His glory and in His sufferings; on His throne and on His cross. We must, then, in order to be with Him, either embrace Him on His throne, which death enables us to do; or else share in His cross, and this we do by suffering; hence we must either suffer or die, if we would never be separated from our Lord. Let us suffer then, O Christians; let us suffer what it pleases God to send us: afflictions, sicknesses, the miseries of poverty, injuries, calumnies; let us try to carry, with steadfast courage, that portion of His cross, with which He is pleased to honour us.[3]

With Saint Teresa, we are certain that, if only we give our hearts to Christ, our one and only Bridegroom, the evils we encounter in our personal lives and in society will be overcome by the immeasurable and enduring truth, goodness and beauty of Christ, which is made visible to us in the Sacred Liturgy, above all, in the offering of the Holy Sacrifice of the Mass. May Saint Teresa teach us to imitate her in fidelity to prayer and devotion, and to the life of the Sacraments, above all the Holy Eucharist and Penance, so that Christ may transform us and our world, in accord with His unceasing desire that all men be one with Him, that all men be saved for eternal life.
Let us now lift up our hearts, one with the Immaculate Heart of Mary, to the glorious pierced Heart of Jesus through His Eucharistic Sacrifice. Resting our hearts in His Most Sacred Heart, we will find the healing of our sins and the strength of divine love, in order to do God’s will in all things. Let us, with Mary Immaculate and Saint Teresa of Jesus, be confident that, from His Sacred Heart, there flows unceasingly and without measure the grace of the Holy Spirit, which overcomes sin in our lives and in the world, and prepares us and the world to welcome our Lord, at all times and at His Final Coming, with our lamps burning brightly.
Heart of Jesus, King and center of all hearts, have mercy on us.
O Blessed Virgin Mary, Queen assumed into heaven, pray for us.
Saint Joseph, Foster-Father of Jesus and true Husband of the Virgin Mary, pray for us.
Saint Norbert, pray for us.
Saint Teresa of Jesus, pray for us.
In the name of the Father, and of the Son, and of the Holy Spirit.

+ Raymond Leo Cardinal BURKE

NOTES

[1] “Arrivée donc à la montagne de Dieu, elle fit le relevé des étapes de la route qu’elle avait parcourue, sans autre prétention que d’obéir à qui lui commandait au nom du Seigneur ; d’une plume exquise de limpidité, d’abandon, elle raconta les œuvres accomplies pour l’Époux ; avec non moins de charmes, elle consigna pour ses filles les leçons de son expérience, décrivit les multiples demeures de ce château de l’âme humaine au centre duquel, pour qui sait l’y trouver, réside en un ciel anticipé la Trinité sainte. Il n’en fallait pas plus ; soustraite aux abstractions spéculatives, rendue à sa sublime simplicité, la Mystique chrétienne attirait de nouveau toute intelligence ; la lumière réveillait l’amour ; et les plus suaves parfums s’exhalaient de toutes parts au jardin de la sainte Église, assainissant la terre, refoulant les miasmes souls lesquels l’hérésie d’alors et sa réforme prétendue menaçaient d’étouffer le monde.” Prosper Guéranger, L’année liturgique, Le temps après la Pentecôte, Tome V, 12ème éd.
(Tours: Maison Alfred Mame et Fils, 1925), p. 457. [Guéranger]. English translation: Prosper Guéranger, The Liturgical Year, Time after Pentecost, Book V (Fitzwilliam, NH: Loreto Publications, 2000), pp. 396-397. [GuérangerEng].

[2] “Souffrir ou mourir!” Guéranger, p. 462. English translation : GuérangerEng, p. 401.

[3] “Si nous sommes de vrais chrétiens, nous devons désirer d’être toujours avec Jésus-Christ. Or, où le trouve-t-on, cet aimable Sauveur de nos âmes ? En quel lieu peut-on l’embrasser ? On ne le trouve qu’en ces deux lieux : dans sa gloire ou dans ses supplices, sur son trône ou bien sur sa croix. Nous devons donc, pour être avec lui, ou bien l’embrasser dans son trône, et c’est ce que nous donne la mort, ou bien nous unir à sa croix, et c’est ce que nous avons par les souffrances ; tellement qu’il faut souffrir ou mourir, afin de ne quitter jamais le Sauveur. Souffrons donc, souffrons, chrétiens, ce qu’il plaît à Dieu de nous envoyer : les afflictions et les maladies, les misères et la pauvreté, les injures et les calomnies ; tâchons de porter d’un courage ferme telle partie de sa croix dont il lui plaira de nous honorer.” Guéranger, pp. 468-469; GuérangerEng, pp. 406-407.














Guardarsi dai falsi cristiani che si lasciano sedurre dalle mode del mondo e dagli eretici in un aforisma di S. Agostino


venerdì 21 ottobre 2016

“Da nobis, quaesumus, Domine, Deus noster: sanctarum Virginum et Martyrum tuarum Ursulae et Sociarum ejus palmas incessabili devotione venerari” (Orat.) - COMMEMORATIO SANCTARUM URSULÆ ET SOCIARUM, VIRGINUM ET MARTYRUM

La Chiesa commemora, nel giorno della festa di sant’Ilarione, le gloriose vergini martiri di Colonia.
Il documento più antico che concerne il culto di questo gruppo di Vergini, la cui esistenza è negata dai neoliturgisti che si professano pure storici, è l’iscrizione di un certo Clemazio, che, a Colonia, sul luogo del martirio, tra il IV ed il V sec., fece costruire la loro basilica sepolcrale; iscrizione che oggi si trova nel coro gotico della chiesa di Sant’Orsola della città tedesca:


DIVINIS • FLAMMEIS • VISIONIB(us) • FREQVENTER
ADMONIT(us) • ET • VIRTVTIS • MAGNÆ • MAI
IESTATIS • MARTYRII • CÆLESTIVM • VIRGIN(um)
IMMINENTIVM • EX • PARTIB(us) • ORIENTIS
EXSIBITVS • PRO • VOTO • CLEMATIVS • V. • C. • DE
PROPRIO • IN • LOCO • SVO • HANC • BASILICAM
VOTO • QVOD • DEBEBAT • A • FVNDAMENTIS
RESTITVIT • SI • QVIS • AVTEM • SVPER • TANTAM
MAIIESTATEM • HVIIVS • BASILICÆ • VBI • SANC
TÆ • VIRGINES • PRO • NOMINE XPI SAN
GVINEM • SVVM • FVDERVNT • CORPVS ALICVIIVS
DEPOSVERIT • EXCEPTIS • VIRGINIB(us) • SCIAT • SE
SEMPITERNIS • TARTARI • IGNIB(us) • PVNIENDUM (Bollandisti, Gloria posthuma SS. Ursulæ et undecim millium virginum et martyrum, § 1, n. 1, in Acta Sanctorum, Octobris, vol. 57, t. IX, Dies XXI, Parigi-Roma 1869, p. 210).

Clemazio, di rango senatorio, originario dell’Oriente, dopo essere stato molte volte, con visioni e fulgori nel cielo, avvertito della grande gloria che il loro martirio ha meritato alle beate Vergini, ha, così come aveva fatto voto, costruito dalle fondamenta questa basilica eretta sulla sua proprietà. Se, dunque, qualcuno osava deporre un corpo, qualunque sia, all’infuori di quello di queste sante Vergini, in questa basilica illustre dove hanno, per il nome del Cristo, effuso il loro sangue, deve sapere che incorrerà, per quest’atto, nel castigo del fuoco eterno.

Colonia, con le sue prime chiese, fu distrutta nel 355, per mano degli Alemanni, o, forse, poco più tardi, ciò vuol dire che la cappella-basilica in memoria delle martiri sarebbe stata costruita da Clemazio in anni più recenti.
Nel 1893, fu rinvenuta una lastra funeraria di epoca romana nell’odierna basilica, in prossimità del terzo pilastro della navata laterale sud. Questa lastra attesta che il nome di Ursula o Orsola era usato, sebbene la giovane età della defunta escludesse che potesse trattarsi della nostra martire:


IN HOC TVMVLO INNOCIS VIRGO IACET NOMINE VRSVLA
VIXIT ANNIBVS OCTO MENSIBVS DVOBVS DIENS QVATTVOR.

In questo tumulo giace la Vergine innocente di nome Ursula;
Vissuta otto anni, due mesi e quattro giorni.

La messa è la stessa per la festa di santa Barbara, il 4 dicembre, ma le due prime collette sono comuni al natale delle martiri Perpetua e Felicita, il 6 marzo. La Chiesa insiste sempre sul contenuto spirituale dei Sacramenti e dei riti della nostra religione. Non dobbiamo agire come i Giudei a cui Dio fece questo rimprovero per mezzo di Isaia: populus hic labiis me honorat; cor autem eorum longe est a me. Dio è spirito, e noi dobbiamo adorarlo in spirito ed in verità, principalmente avvicinando i sacramenti con le disposizioni convenienti, al fine di ricevere, con il segno visibile, la grazie invisibile che il sacramento significa e produce.
Vi erano a Roma due chiese dedicate a sant’Ursula. La prima (Sant’Orsola della Pietà) è menzionata nelle Mirabilia, e si trovava presso il ponte Sant’Angelo, secretarium Neronis fuisse, ubi deinde fuit Ecclesia sancti Ursi (così Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 354-355)... Essa fu distrutta verso la fine del XIX sec.
La seconda chiesa (Sant’Orsola a Tor de’ Specchi, già, in precedenza, denominata San Niccolò de’ Funariis) si trovava presso la Turris Speculorum, ai piedi del Campidoglio (ibidem, pp. 551-552; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 399-400). Questa chiesa scomparve nel 1930.
Un terzo luogo di culto dedicato alla santa è un oratorio, Sant’Orsola a Ripetta, che il papa Clemente X fece trasformare da chiesa in oratorio privato interno ad un conservatorio di carattere assistenziale (cfr. Armellini, op. cit., p. 323).
Nel campo Marzio, esiste poi la chiesa sconsacrata destinata a teatro di prova, dedicata ai Santi Giuseppe ed Orsola (ibidem, p. 339).
La leggenda si è prontamente impadronita del martirio di Ursula e delle sue compagne e vi ha mescolato vari elementi in un dramma molto complicato. Si tratta verosimilmente, al contrario, di un gruppo di vergini immolate per la fede sul territorio di Colonia Agrippina verso la fine del III sec. o agli inizi del IV. Secondo gli antichi martirologi, i loro nomi sarebbero: Marta, Saula, Brittula (o Brittola), Gregoria, Saturnina, Sambazia, Pinnosa, Ursula, Senzia, Pallade (o Palladia), Saturia, Clemenza, Grata ed anche Cordula.
La leggenda si è formata più tardi, poiché Adone non ne aveva conoscenza. A partire dall’XI sec., la tradizione popolare non ha più conservato che i nomi di Ursula e di Pinnosa. Probabilmente, a causa delle diverse invasioni di popolazioni barbare, il sepolcro della sante Vergini è stato dimenticato.
Le due leggende su Ursula (la Passio Ursulæ, detta Fuit tempore vetusto, e la Passio detta Regnate Domino) apparvero tardi, solo dopo il X sec.; a queste poi diede credito il racconto della monaca benedettina santa Elisabetta von Schönau (1129-1164), che, nel suo Liber revelationum B. Elisabeth Schonaugiensis de sacro exercitu virginum Coloniensium (scritto tra il 1156 ed il 1157), narra, con dovizia di particolari, il martirio della santa e delle numerosissime compagne, così come raccontatole durante una rivelazione (Santa Elisabetta di Schönau, Liber revelationum seu imaginationum S. Elisabethæ Schœnaugiensis de SS. Ursula et sociabus, in Acta Sanctorum, cit., pp. 163 ss. Per riferimenti più approfonditi, cfr. Wilhelm Levison, Das Werden der Ursula-Legende, Köln, 1928, passim).
Significativo è comunque che il santo vescovo di Tours, Gregorio, menziona, forse a Colonia, l’esistenza di una chiesa commemorativa del martirio ad Sanctos Aureos, in onore di san Gereone e dei suoi compagni, dimenticando le sante vergini e martiri. Essa risalirebbe ad una costruzione romana del sec. IV; nel 612 si chiamerà basilica sancti Gereonis martyris (cfr. San Gregorio di Tours, Libri Miraculorum, lib. I, cap. 62, in PL 71, col. 761C-762A).
Il martirologio geronimiano, nel manoscritto di Luxeuil, risalente al 627 circa, menziona il 10 ottobre in Agrippina alcuni martiri uccisi dai mori, ma non menziona il 21 ottobre le nostre sante vergini. Ogni anno, però, già san Cuniberto di Colonia ricorda una fiera in onore dell’anniversario del martirio festeggiato nella sanctarum virginum basilica: un giorno (dell’anno 640) che il vescovo, nella basilica delle sante Vergini, come era solito fare ogni anno, si venne a posare sulla sua testa una colomba bianca, che in seguito si posò sulla tomba di una delle sante vergini, indicandone il sito, e poi sparì all’improvviso («Quadam die dum singulare redemptionis nostræ mysterium et solum infirmitatis nostræ remedium plenus Deo super mensam dominicam in basilica sanctarum Virginum immolaret, adstans clerus et populus vidit columbam splendidissimam primum hac et illac per omnem ecclesiam circumvolitando vagari, deinde pontificis insidere capiti: mox deinde reversum et juxta tumulum cujusdam virginis, stupentibus simul et mirantibus universis qui aderant, ab omnim oculis clapsam. Acclamatum est confestim ab omnibus vere dignum hunc esse qui ministraret Domino sacerdotem, felicem fore ecclesiæ pastorem» - Vita Cuniberti Episcopi Coloniensis, 10, riprodotta in Bollandisti, Gloria posthuma, cit., § 1, n. 11, p. 212).
Il monaco benedettino Wandelberto di Prüm menziona nel suo Martyrologium dell’848, in alcuni versi per il 21 ottobre, a Colonia le migliaia di Martiri:

Tunc numerosa simul Rheni per litora fulgent
Christo virgineis erecta trophea maniplis
Agrippinæ urbi, quarum furor impius olim
milia mactavit ductricibus inclita sanctis (Wandalberto di Prüm, Carmina, in Ernst Ludwig Dümmler (a cura di), Poetæ Latini Ævi Carolini, in Mon. Germ. Hist., t. II, Berlino 1884, p. 597, nonché in Bollandisti, Gloria posthuma, cit., § 16, n. 166, p. 272).

Il Martirologio di Usuardo dell’876 menziona al 20 ottobre, Civitate Colonia passio sanctarum virginum Marthæ et Saulæ cum aliis pluribus.
Una scritta, risalente al IX sec., della cattedrale di Colonia, per la prima volta, poi, menziona una Gregoria.
Il Calendario Ecclesiastico di Colonia del sec. IX al 21 ottobre indica undici vergini: Ursulæ, Sanciæ, Gregoriæ, Pinosæ, Marthæ, Saulæ, Britulæ, Satninæ (i.e. Santurninæ o Santinæ), Rabaciæ, Saturiæ (i.e. Saturniæ), Palladiæ. Nel Calendario dell’XI sec., le undici vergini divengono undicimila (ibidem, § 16, nn. 167-168, p. 272). La festa fu celebrata a Roma a partire dal XIV sec. Mera commemorazione sin dal messale del 1568.


Maestro delle Undicimila vergini, S. Ursula con le 11.000 vergini, 1490 circa, museo del Prado, Madrid

Giovanni Bellini, Sacra conversazione tra la Vergine col Bambino e le SS. Maria Maddalena (o Caterina d'Alessandria) e Ursula, 1490, museo del Prado, Madrid

Anonimo, Martirio di S. Ursula e delle vergini, XVI sec., museo del Prado, Madrid

Guglielmo Caccia, Martirio di S. Ursula e delle compagne, XVII sec., chiesa di S. Francesco, Moncalvo

Moretto da Brescia, S. Orsola e le compagne martiri, 1540-50, Chiesa di S. Clemente, Brescia

Moretto da Brescia, S. Orsola e le compagne martiri, 1540-50, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano

Giovanni Lanfranco, S. Ursula e le 11.000 vergini, 1622, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma


Francisco de Zurbarán, S. Orsola, XVII sec., Palazzo Bianco, Genova

Francisco de Zurbarán, S. Orsola, 1650 circa

Jacques de Letin, Martirio di S. Ursula, XVII sec., Musée Saint-Loup, Troyes

Gerolamo Forabosco, Sant’Orsola, XVII sec., collezione privata

Ambito trentino, Martirio di S. Ursula e delle vergini, XVII sec., Trento

Ambito bergamasco, SS. Ursula e le vergini con S. Angela Merici, 1678, Bergamo

giovedì 20 ottobre 2016

Riflessioni marginali da parte di chi è ... marginale ..... ad un'intervista di Giacomo Galeazzi

Dopo l’articolo di domenica scorsa pubblicato su ben due paginoni centrali dal quotidiano de La Stampa, per parlare di un movimento – asseritamente marginale all’interno della Chiesa – di contrasto al Vescovo di Roma, il co-autore dott. Galeazzi è ritornato sul tema con una sua intervista: Pierluigi Miele, La “Cyber guerra” contro Papa Francesco. Intervista a Giacomo Galeazzi, in Rainews, 18.10.2016. Ci sarebbe da dire: se il fantomatico movimento oppositivo fosse marginale, o pressoché irrilevante, l’enfasi che se ne è data è certamente controproducente, poiché significa tirarlo fuori da quella presunta marginalizzazione o irrilevanza in cui sarebbe confinato, dandogli notorietà (cfr. Goffredo Pistelli, La Stampa cala l’elmo in difesa di Papa Francesco dai putiniani, in Italiaoggi, 20.10.2016). Forse era questo il vero intento dei dott.ri Tornielli e Galeazzi? Cioè tirar fuori dall’anonimato ed indistinto quel movimento variopinto? Non si attacca se non chi si teme o, forse, guardando al subconscio, quelli che, segretamente, si ammirano o, forse, ancora si bacchettano questi movimenti “marginali”, ma in realtà si vorrebbe bacchettare il Vescovo di Roma … secondo l’adagio Parlare a nuora, perché suocera intenda.
Non abbiamo il tempo di seguire le reazioni a quest’articolo né vogliamo esprimere dirette considerazioni, benché ce ne sarebbero. Francamente, però, questa dimostrazione di “muscoli” non ci interessa, preferendo seguire la nostra strada.
Per chi, con animo più battagliero del nostro, voglia seguire un po’ da vicino queste vicende rinviamo volentieri ai vari aggiornamenti forniti da MiL (v. Lista di proscrizione sui cattolici “cattivi”: numeri di lettori dei blog, altre considerazioni e secondo aggiornamento, in blog MiL – Messa in latino, 20.10.2016; Aggiornamenti sugli articoli de La Stampa e La Nuova Europa, ivi, 17.10.2016; Articolo de La Stampa di oggi sui tradizionalisti: alcune nostre riflessioni, ivi, 16.10.2016; MiL annoverato tra gli “adoratori” di Putin antibergogliani. (La Stampa 16.10.2016), ivi. Qui rilancia le risposte di don Nicola Bux già da noi pubblicate qualche giorno fa e che sono state parimenti pubblicate, riprese dal nostro blog, da Chiesa e postconcilio e da Cristianesimo cattolico) così come a Chiesa e postconcilio (La Stampa: Tornielli, Galeazzi & Introvigne inseriscono CHIESA E POSTCONCILIO nel “grande gombloddoh” antibergogliano, in Chiesa e postconcilio, 16.10.2016), a Radiospada (Cristiano Lugli, Le comiche: ‘La Stampa’ e i suoi strafalcioni su Radio Spada & co., in Radiospada, 18.10.2016), a Riscossa cristiana (Alessandro GnocchiFuori moda - La posta di A. Gnocchi, in Riscossa cristiana, 20.10.2016; Paolo DeottoLa Stampa, Galeazzi, Tornielli, Introvigne. C’è un nuovo “cattivo” da mettere alla gogna: chi critica Bergoglio e apprezza Putin. Ma soprattutto c’è il tentativo (goffo) di inoculare un veleno più sottile, in ivi, 17.10.2016), a Libertà e persona (Francesco Agnoli, Le terribili poltiglie di Andrea Tornielli, in Libertà e persona, 16.10.2016; Id., Gli adoratori di Putin (anche Benedetto XVI e Francesco?), ivi, 17.10.2016; Asianews risponde alle accuse, ivi, 18.10.2016; Caius, Critica a Galeazzi: disinformazione, calunnia e diffamazione?, ivi, 19.10.2016), a Sandro Magister (il quale non ha mancato di sottolineare gli errori dozzinali in cui è incorso il Vescovo di Roma: Quanti errori, Santità. E qualcuno da matita blu, in blog www.chiesa, 19.10.2016) ed agli amici Francesco Colafemmina (Vatikan Pravda, in Fides et forma, 16.10.2016) ed Antonio Socci (Ecco perché gli italiani non credono ai giornali (e non li leggono). Ed ecco perché l’opposizione a Bergoglio è esplosa sui siti internet, in Lo Straniero, 20.10.2016). Questi sono molto più qualificati di noi per replicare, punto per punto, come merita l’articolo de La Stampa. L’unico rammarico è che il nostro blog non è stato neppure menzionato, benché spesso sia stato evocato da altri … Forse siamo ancor più marginali. Ed insignificanti. Meglio così. In una prospettiva evangelica ciò che è disprezzato, è appunto marginale, diviene fermento e creta malleabile per essere forgiata da Dio stesso per i suoi fini. 
Ah … dimenticavamo: anche Il Sussidiario si scopre essere un fan di Putin … (v. Carl Larky, Il gioco pericoloso di Obama per incastrare Trump e aiutare Hillary, in Il Sussidiario, 19.10.2016).
No. A noi non interessano molto questi discorsi. A noi è più congeniale un profilo più discreto, più attinente alla dottrina. Per questo riprendiamo dall’articolo di Miele l’intervista al dott. Galeazzi semplicemente per sfatare un mito: che cioè il sostegno di una maggioranza voglia significare giustezza delle ragioni e che una minoranza si coniughi necessariamente e sempre con il torto. 
E questo mito va subito sfatato per una serie di ragioni:
1. in primo luogo non può sfuggire come questa maggioranza/minoranza sia governata dal notevole impatto mass-mediatico che Francesco riceve. Indubbiamente si tratta di un personaggio che gode un forte favore sui maggiori mass-media. Chi lo nega? I media, non servono analisi sociologiche al riguardo, sono in grado di creare la fortuna o la sventura di una persona, buona o pessima che sia. E miti. E così ad es. si è imposto il mito di un “Papa amante dei poveri” o di “Papa ecologico” o altre amenità. Eppure si dimentica che proprio questo papa, o chi per lui (visto che chi lo fa, lo compie in suo nome), non disdegna di voler dare in locazione un enorme immobile a Borgo, nella Città Leonina, alla multinazionale Mac Donald, non certo famosa per il rispetto della biodiversità e l’impegno ecologico, suscitando l’irritazione anche di alcuni prelati; o permettere di aprire in via della Conciliazione un locale di movida dell’Hard rock Cafe in luogo della sacra Elledici. Non si può ancora dimenticare l’affitto, alla nota casa automobilistica Porsche, per un evento mondanissimo … ovviamente “per i poveri”, della Cappella Sistina … quasi che la stessa non fosse più luogo di preghiera, ma auditorium per eventi mondani asseritamente benefici (Domus mea domus orationis vocabitur e non già speluncam latronum, esclamerebbe il Salvatore!). 
Philip Alexius de László, Pio XI, 1924,
University of Oxford - Bodleian Library & Radcliffe Camera, Oxford.
Pio XI qui, secondo il parametro dei nostri autori
e fan del Vescovo di Roma, apparirebbe in posa
da ... principe rinascimentale (sic!)
Sempre il nostro vuol degradare Castel Gandolfo a museo, cercando di captare, dietro ovviamente esborso di denaro, le pruriginose curiosità del pubblico odierno dei media che accorrerà, sulle prime, a vedere dove (ci sia permesso usare il tono ironico-sarcastico!) il buongustaio Pio XI pranzava, o dove singhiozzava il discusso Pio XII o i passaggi, più o meno segreti, del bonaccione Giovanni XXIII o il letto magnificentissimo in cui l’efferato Benedetto XV passava i suoi ozi o, infine, lo studio in cui il perfido Paolo VI compose l’Humanae vitae, per poi - dopo qualche mese - reputare tutto un piccolo ammasso di anticaglie e lasciar perdere e magari mettere all’asta per rastrellare il fondo del barile … ovviamente sempre per … i poveri …. dando ovviamente alla notizia la massima enfasi mass-mediatica.
Resterebbe aperto, dunque, l’interrogativo se le figure costruite dai mass-media siano reali o meno. Ma questo sarebbe un altro discorso.
2. In secondo luogo, va rammentata la prospettiva evangelica. Questo consenso “mondiale”, questo plauso coniuga forse l’ottica evangelica? A noi sembra proprio di no. Chi poco poco conoscesse il Vangelo saprebbe benissimo che il consenso “di questo mondo” è, anzi, guardato con estremo sfavore. “Questo mondo”, infatti, è al servizio di colui che Gesù stesso affermò essere il “principe di questo mondo”: quest’ultimo, nelle celebri Tentazioni, volle offrirglielo, perché, diceva: “è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio” (Luc. 4, 6) …. a condizione che, prostrandosi, lo adorasse. In una prospettiva, dunque, evangelica, il plauso “di questo mondo” dovrebbe far inorridire un cattolico e non compiacere. Gesù indica chiaramente, non a caso, la strada del vero discepolato: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Johan. 15, 18-19). La parola del Signore, dunque, non lascia dubbio alcuno: il mondo ama ciò che è suo, ciò che gli appartiene e gli è proprio e congeniale. Ognuno, dunque, ne tragga le debite e logiche conseguenze. La minoranza, asseritamente di “oppositori”, perciò, lungi dall’essere capodica, è, anzi, composta di quei pochi che, non facendosi abbagliare dalle luci della ribalta e dalle luci del mondo, cerca di leggere gli eventi con obiettività, tenendo, o cercando di tenere, innanzi agli occhi il Vangelo e la Verità.
3. In terzo luogo, ci sarebbe da domandarsi in che misura questo consenso “mondiale” sia sincero. Bisognerebbe domandarsi quanta parte di questo plauso non sia interessato; interessato non al bene delle anime, cioè alla loro salvezza eterna, ma per godere di più limitati e contingenti benefici. Bisognerebbe vedere quanti, ad es., nel clero – a differenza di quanto avveniva in passato – pur consapevoli dell’infondatezza e dell’erroneità delle ragioni del Vescovo di Roma manifestino nondimeno un consenso apparente, magari per beneficiare di qualche promozione ecclesiastica presso la nuova corte dei miracoli o, più semplicemente, per “non avere noie” dai propri superiori. Quanti fedeli, poi, più o meno lontani dalla regolare pratica religiosa e dal depositum fidei, e quindi fedeli solo in quanto registrati nei registri di battesimo, sarebbero consapevoli della fondatezza/infondatezza delle motivazioni del Vescovo di Roma? Francamente ci riesce difficile immaginare che un fedele, che, a malapena fosse in grado di segnarsi con la Croce, poi riesca ad esprimere un consenso o un dissenso consapevoli. Quel che si vuol dire insomma è quanta parte di questo consenso sia costituita da una massa informe ed anodina di “pecore matte” di dantesca memoria, manipolata dai mass-media ed affascinata da zuccherosi, e poco virili, abbracci e bacetti? Quanta poi, in situazione irregolare, esprime un consenso decisamente interessato, pensando al proprio particulare?
Per cui, non si dovrebbe equiparare una minoranza al torto delle ragioni: ciò che certamente non si può fare è l’equiparazione contraria, cioè attribuire al consenso della maggioranza la correttezza delle motivazioni.
Un dettaglio non secondario abbiamo dimenticato: l’analisi dei dottori Tornielli-Galeazzi è parziale perché circoscritta solo al fenomeno italiano, forse neppure molto rappresentativo. Dovrebbero estenderla anche a livello più universale per avere uno sguardo più completo.

Augustinus Hipponensis