mercoledì 31 agosto 2016

Per sorridere .... seriamente un po'. E per riflettere


E lo 'Spirito' (non Santo) di Assisi disse loro: "Andate in tutto il mondo e predicate l'ecumenismo ad ogni creatura. Chi parteciperà agli incontri interreligiosi sarà salvo, chi non crederà sarà dannato". Nella foto: fondamentalisti cattolici.


Islam, religione di pace? in un aforisma di don Nicola Bux


Cardinal Burke: "Nostra Aetate non è magisteriale; il Dio dei Cattolici non è lo stesso dei Musulmani"

Diversi ecclesiastici, pure insigni, hanno chiarito l’autentica posizione dei cattolici di fronte all’islam, tutt’altro che religione di pace!
Abbiamo già avuto modo di pubblicare la dichiarazione di don Nicola Bux circa la discutibile iniziativa di preghiera dei musulmani nelle chiese cattoliche; iniziativa che, vuoi per ignoranza vuoi per malafede, è stata invece applaudita da molti “vescovi” e “cattolici” (v. qui. Cfr. Andrea Carradori, Asti. “Messa congiunta” catto/islamica nella festa dell’Assunta “molto cara anche ai musulmani”. Violata la sacralità della Cattedrale, tradita la Redemptionis sacramentum, in MiL, Messa in latino, 17.8.2016), dimentichi degli stessi documenti della Chiesa e che lo stesso San Francesco – a torto preso a modello di “dialogo” con l’islam (ennesima calunnia nei riguardi del Santo di Assisi!) – patrocinò e giustificò dinanzi al Sultano d’Egitto le Crociate (Antonio Socci, Caro papa Bergoglio, San Francesco era un crociato e andò a predicare per convertire il sultano e tutti i musulmani alla fede cristiana, in Lo straniero, blog di Antonio Socci, 5.8.2016, nonché in Il Timone, 5.8.2016; Antonio Gurrado, L’islam, la chiesa e quella versione un po’ semplicistica del pacifismo francescano, in Il Foglio, 17.8.2016)! Dopo don Nicola anche altri sono intervenuti a tal riguardo (Matteo Zanichelli, Don Vescovi: “Islam violento? È la realtà. Il Papa? Le sue sono opinioni”, in Corrispondenza romana, 3.8.2016; Andrea Morigi, Il vescovo: “No ai musulmani alle messe cattoliche”, in Libero, 17.8.2016Francesco CurridoriMonsignor Negri: “Ora basta musulmani a messa”, in Il Giornale, 17.8.2016Michele M. IppolitoIl prelato emerito del santuario di Pompei: “L’islam è un pericolo, ce lo dice la sua storia”, in Lafedequotidiana, 20.8.2016; Id., Il teologo don Morselli: “Musulmani a messa? Come dare le perle ai porci”, in ivi, 23.8.2016; Id., Don Arnaldo Combi: “Non voglio più imam sull’altare”, iviId., Don Gabriele Mangiarotti: “Ci lasciamo sedurre da un dialogo impossibile con l’islam”, ivi, 27.8.2016 Redazione, Musulmani in Chiesa: dilaga il fronte del “NO” tra i sacerdoti cattolici, in Qui Europa, 23.8.2016; Andrea Carradori, Musulmani a Messa oggi nel Canton Ticino. Un frate cappuccino si oppone: «La messa è legata alla fede. Non ha senso viverla con chi crede in qualcosa d’altro». Aggiornamento, in MiL, Messa in latino, 28.8.2016).
Don Nicola, di recente, è tornato sul tema dell’islam, con un’intervista a Lafedequotidiana, rammentando come l’islam non sia religione di pace e che il corano alterna affermazioni di pace ad altre bellicose (v. Michele M. Ippolito, Don Nicola Bux: “L’islam non è una religione di pace”, in Lafedequotidiana, 28.8.2016. Sull’islam, cfr. Angelo Severino, La Sicilia e la riconquista dell’islam, in Chiesa e postconcilio, 10.8.2016; A proposito dell’islam come nostro nemico storico, che si considera tale ma che non si vuol più riconoscere, ivi, 21.8.2016; Kamel Abderrahmani, Tutto il pessimismo sulla riforma dell’islam nelle parole di un colto giovane musulmano, in Il Timone, 24.8.2016).
Oggi abbiamo l’intervento autorevole del card. Burke, di cui offriamo la sintesi in italiano della sua intervista, nella quale ricorda in primo luogo come la dichiarazione conciliare Nostra Aetate non abbia valore dogmatico né magisteriale e che, riguardo agli islamici, nulla è cambiato nella loro “agenda” ed alle loro idee di conquista.
Nella festa del mercedario San Raimondo Nonnato, che votò la sua vita al riscatto dei cristiani prigionieri dei maomettani; che, in prigione, poiché continuava a predicare per convertire i musulmani, le guardie, secondo la tradizione, per impedirglielo, forarono le sue labbra, chiudendole con un lucchetto, e che, creato cardinale da Gregorio IX, morì nel 1240 mentre si recava a Roma per ricevere la porpora cardinalizia, rilanciamo questo l’intervento del card. Burke. Per il testo inglese completo, cfr. Claire Chretien, Cardinal Burke: ‘Highly questionable’ to say Islam worships Christian God and is therefore peaceful, in Lifesitenews, Aug. 30, 2016. Cfr. anche Il cardinale Burke: 'molto discutibile' affermare che l'Islam adora lo stesso nostro Dio ed è una religione di pace. Nostra Aetate non è documento dogmatico, in Chiesa e postconcilio, 31.8.2016.

Antonio del Castillo, S. Raimondo, 1640-50, Museo Goya, Saragozza


Teresa e Santa Cappanin, S. Raimondo riscatta i prigionieri cristiani dai musulmani, 1820, Verona

Bottega siciliana, Madonna della Mercede con i SS. Pietro Nolasco, Ferdinando e Raimondo Nonnato, 1873, Piazza Armerina

Ambito napoletano, Madonna con Bambino con S. Raimondo Nonnato, 1890-99, Napoli

Bottega siciliana, Transito di S. Raimondo Nonnato, XX sec., Nicosia

Monaci cattolici dell'ordine mercedario comprano prigionieri cristiani, durante il dominio ottomano, per restituire loro la libertà. La tratta musulmana degli schiavi cristiani fu il commercio dei bianchi, che fiorì negli Stati cosiddetti "barbareschi" dell'Africa settentrionale, gli attuali Marocco, Algeria, Tunisia e Libia occidentale, tra il XVI e il XIX secolo. Fonte (con integrazioni)

“Il Cardinale Burke dichiara ‘Nostra Aetate’ come non Magisteriale: il Dio dei Cattolici non è lo stesso dei Musulmani”

di Pietro Romano

Delle interessanti dichiarazioni sono state proferite dal Cardinal Burke, come espresso in questo articolo di LifeSiteNews della giornalista Claire Chretien.L’alto Prelato mette in discussione la validità di affermare che Cattolici e Musulmani preghino lo stesso Dio e che l’Islam sia una religione di pace.
Burke continua affermando che ”Nostra Aetate” – Il Documento del Concilio Vaticano II sul rapporto con le altre religioni – si può considerare NON DOGMATICO E MAGISTERIALE, questo in risposta alla domanda se Musulmani e Cattolici adorino lo stesso Dio e se i Cattolici siano obbligati a credere in quanto viene affermato sull’Islam nel suddetto documento.
Nostra Aetate infatti afferma che Cattolici e Islamici adorano l’unico Dio di Abramo; pur non riconoscendo Gesù come Dio, lo venerano come profeta, onorando anche sua madre Maria.
Inoltre ”hanno in stima la vita morale, e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera l’elemosina e il digiuno”.
Il documento invita quindi a superare i dissensi ed inimicizie del passato, e a cercare una mutua comprensione e una promozione comune di giustizia sociale, valori morali, pace e libertà.
La giornalista prosegue affermando che, definendo il documento come non magisteriale, si porrebbe la Fraternità di Pio X in piena Comunione con la Chiesa sull’argomento.
Molti Cattolici infatti reputano il documento poco chiaro e in queste dichiarazioni in contrasto con l’insegnamento della Chiesa, in particolare riguardo il credere che il Cattolicesimo sia l’unica vera religione al contrario dell’Islam.
Prosegue Burke dichiarando che l’atteggiamento verso l’Islam degli ultimi tempi è di stampo relativista essendo incline a una visione di un Dio comune, e questo non aiuta, oltre a essere riduttivo e non vero.
“Come può lo stesso Dio comandare agli islamici di massacrare gli infedeli?”, si chiede il Cardinale.
A detta del Cardinale, nulla è cambiato dai secoli passati nell’agenda islamica, tempo in cui i Cristiani furono chiamati alla difesa della Verità. 

lunedì 29 agosto 2016

Non c’è Europa senza Cristo

Nella festa della decollazione del Precursore San Giovanni Battista, rilanciamo questo contributo di Matteo Matzuzzi.



Daniele da Volterra, Decollazione del Battista, XVI sec., Galleria Sabauda, Torino

Vicente Carducho, Decollazione del Battista, XVI-XVII sec., museo del Prado, Madrid

Ambito romano, Decollazione di S. Giovanni Battista, XVII sec., Rieti

Scuola bolognese, Testa del Battista dopo la decapitazione, affissa ad una picca, XVII sec., collezione privata

Mauro Picenardi (attrib.), Decollazione di S. Giovanni Battista, XVIII sec.

Antonio Pellegrini, S. Marco evangelista con la testa del Battista, XVIII sec., Padova

Giuseppe Menegon, Decapitazione del Battista, XVIII sec., Padova

Francesco Lorenzi, Estasi di S. Giovanni Battista prima del martirio, 1755, Verona 

Agostino Ugolini, Decollazione di S. Giovanni Battista, 1803

Giuseppe Diotti, Decapitazione del Battista, 1819, Bergamo

Bottega italiana, Decollazione di S. Giovanni Battista, 1844, Viterbo

Eduard Heinrich, S. Giovanni Battista condotto al martirio, 1858, Trieste

Abramo Spinelli, Decapitazione del Battista, 1893, Bergamo

Ponziano Loverini,Decollazione di S. Giovanni Battista, 1897, Basilica di S. Maria Assunta, Gandino  

Ambito romano, Decapitazione del Battista, XIX sec., Civita Castellana

Achille Boschi, Decapitazione del Battista, XIX sec., Bologna

Adolfo Mattielli, Decollazione di S. Giovanni Battista, 1940-60, Verona


Marco Antonio Poggio, Decollazione del Battista, XVII sec., Oratorio Mortis et Orationis, Sestri Ponente

Bottega italiana, Decollazione di S. Giovanni Battista, XX sec., Fabriano




Anton Maria Maragliano, Martirio di S. Giovanni Battista, detta anche Cassa di S. Giovanni, XVIII sec., Oratorio di S. Giovanni, Ovada

Non c’è Europa senza Cristo

L’anima cristiana del continente nel disegno dei padri fondatori. La profezia di Romano Guardini: “Se perde questa sua essenza, non avrà più nulla da significare”

di Matteo Matzuzzi

La facciata della Cattedrale di Rouen

L’Europa, in fin dei conti, ha iniziato a crollare definitivamente nei primi anni Duemila, quando il presidente della Convenzione europea, l’organismo incaricato di studiare una Costituzione per l’Unione, Valéry Giscard d’Estaing, rifiutò di aprire una lettera che Giovanni Paolo II gli aveva fatto recapitare. Un messaggio in cui il vecchio Papa polacco implorava quantomeno di considerare l’inserimento d’un riferimento alle radici giudaico-cristiane del continente nel testo poi abortito. “E’ bene che la tenga in tasca e non me la consegni”, avrebbe detto Giscard al latore della missiva secondo quando ebbe a dire monsignor Rino Fisichella, citando fonti fidate. Quel gesto dell’ex capo dello stato francese non era un semplice barcamenarsi tra gli opposti interessi e il mantra laicista tanto in voga a Bruxelles, che si cullava nella convinzione che il multiculturalismo e l’applicazione di ricette tutte concordi nel ricacciare la religione a fatto privato – quasi fosse l’iscrizione a un club di caccia – avrebbero portato in terra il regno della pace perpetua. Rifiutare quella lettera significava rimuovere le fondamenta stesse del progetto comunitario, che aveva nel fatto cristiano il suo pilastro fondamentale. Questa, almeno, era l’Europa immaginata da Robert Schuman, uno dei suoi padri fondatori il cui nome tanto campeggia sulle facciate dei palazzi e cui tante vie e piazze sono dedicate nel cuore politico dell’Unione. L’Europa che “o sarà cristiana o non sarà”, frase poi ripresa decenni più tardi proprio da Giovanni Paolo II.
Schuman aveva pensato un’Europa fondata non tanto e solo sul collante economico, bensì sul comune terreno culturale, che a suo giudizio non poteva fare a meno del portato valoriale incarnato dal cristianesimo. “Tutti i paesi europei sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle”, disse, quando ancora le chiese erano popolate e a nessuno veniva in mente di proporre la rimozione della croce dallo stendardo di Tolosa perché offensiva nei confronti dei fedeli di altre religioni (o culti, come più sobriamente si dice oltralpe). L’Europa delle cattedrali (definizione sempre di Schuman) come emblema caratterizzante di quel che avrebbe dovuto essere, insomma. Ma la visione dello statista francese – al pari di quella di Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi – era laica: niente a che vedere con rivendicazioni confessionali o con intenzioni più o meno manifeste di imporre il cristianesimo quale religione comunitaria. Nessuno spirito di revanche crociata né desiderio di brandire vessilli identitari a definire un fortino da purificare e preservare da attacchi e infiltrazioni esterne.
Una visione che sarebbe stata condivisa dal teologo Romano Guardini, che nelle sue dense ma al contempo brevi riflessioni sull’Europa (raccolte qualche anno fa dalla casa editrice Morcelliana) delineava le basi per una costruzione comune che potesse avere successo e respiro. “Se quindi l’Europa deve esistere ancora in avvenire, se il mondo deve ancora aver bisogno dell’Europa”, scriveva Guardini, “essa dovrà rimanere quella entità storica determinata dalla figura di Cristo, anzi, deve diventare, con una nuova serietà, ciò che essa è secondo la propria essenza. Se abbandona questo nucleo, ciò che ancora di esse rimane, non ha molto più da significare”. Silvano Zucal, grande esperto della materia e che di quella raccolta scrisse la premessa, osservò che le meditazioni di Guardini, “frutto di una riflessività e d’una originalità straordinarie, dicono che solo l’Europa poteva diventare non solo un ‘destino’ di ricomposizione per la sua personale identità duale, ma anche un compito etico da consegnare al futuro dei popoli europei fuoriusciti dall’epoca tragica segnata dalle guerre, dai totalitarismi e dalla macchia indelebile della Shoah”.
Già nel 1980, in un’omelia tenuta a Cracovia, l’allora cardinale Joseph Ratzinger (a Guardini assai legato, tanto da citarlo perfino nel suo ultimo discorso prima di lasciare per sempre il Palazzo apostolico, nel 2013) diceva che “ogni popolo europeo può e deve riconoscere che la fede ha creato la propria patria e che perderemmo noi stessi sbarazzandoci della nostra fede”. Si trattava di ribadire il concetto che l’Europa com’è oggi, sopravvissuta a secoli di guerre e disfacimenti di piccoli e grandi principati, è opera della fede cristiana insieme alla filosofia greca e al pensiero romano.
Il problema, mai come ora così attuale e decisivo, è capire cosa è l’Europa. Parlando a Berlino nel 2000, in pieno dibattito sulla necessità (o meno) di riconoscere l’impronta giudaico-cristiana nella Costituzione europea, Ratzinger spiegò che l’Europa è in primo luogo un concetto culturale e storico, e solo in un secondo tempo indica una realtà geografica. Guardini l’aveva anticipato di quasi mezzo secolo. Già settantenne, il teologo e filosofo italo-tedesco, parlando all’Università di Monaco, chiariva che “l’Europa non è un complesso puramente geografico, né soltanto un gruppo di popoli, ma un’entelechia vivente, una figura spirituale operante”.
Un qualcosa in movimento, dunque, che si è sviluppato una storia “che passa per quattromila anni e a cui non si può finora paragonare nessun’altra ricchezza di personalità come di forze, in audacia d’azioni come in profondi movimenti di destini sperimentati, in ricchezza di opere prodotte come in pienezza di significato immessa in ordini di vita creati”. Certo, avvertiva Guardini, “nessuna forma di vita è eterna”. Tuttavia, “la struttura essenziale europea c’è; la vediamo anzi in ogni gesto, la percepiamo in ogni parola, la sentiamo con intensità nuova, dolorosa in noi stessi. Così siamo fiduciosi che continuerà e sarà soggetto di storia”. A patto che esamini “se stessa con la più decisa serietà” e rifletta “sul suo proprio essere”. Si tratta semmai di ridestarla, di considerare le tante cattedrali che pullulano le città non solo come vecchi musei, ma come simbolo di una grande storia comune. Utile sarebbe, forse, “farla finita con la neutralizzazione di ogni religione e di ogni etica sostantiva”, come diceva a questo giornale il cardinale Angelo Scola il 4 agosto. Le religioni, aggiungeva l’arcivescovo di Milano, “non vanno pensate come soggetti che cercano tutele, ma come realtà vitali capaci di sviluppare una soggettività pubblica, liberamente assunta e il più possibile cordialmente dialogata. In quest’età post secolare in cui, con la modernità, è stato abbandonato il riferimento a Cristo come senso di un cammino, bisogna riconoscere che tutti i tentativi fatti per sostituirlo sono falliti. Basti rifarsi al discorso del crollo delle grandi narrazioni”.
Manca, scriveva Guardini nel lontano 1955, “ciò che è più intimamente decisivo: la figura di Cristo. E non nel senso che un determinato gruppo di popoli l’avrebbe accolto come maestro religioso, il loro carattere peculiare però sarebbe stato determinato anche senza questo; ma diventò ciò che è, perché il suo spirito per quasi due millenni fu attivo fin nella loro più intima profondità e nella loro più delicata finezza”. L’essere di Cristo, continuava il teologo, “ha liberato il cuore all’uomo europeo. La sua personalità gli ha dato la capacità straordinaria di vivere la storia e di esperire il destino. La sua serietà, che lo volesse o no, ha sostenuto l’opera dello spirito europeo”. Affermazioni nette che paiono stridere con lo stato dell’Europa odierna, mostro burocratico più che casa dei popoli, incapace di rispondere alle sfide essenziali che le si pongono dinanzi e che giorno dopo giorno è minacciata da venti ostili che ne preconizzano lo sgretolamento finale.
Non è un caso che alla questione sia dedicato l’annuale incontro degli allievi del professor Ratzinger, che si stanno incontrando proprio in questi giorni a Castel Gandolfo per discutere proprio di Europa. Alla fine, come sempre, il tema è stato scelto da Benedetto XVI, benché “con una certa esitazione”, ha rivelato padre Stephan Horn, coordinatore dello Schülerkreis, in un’intervista concessa ad Acistampa. “Quando lo ha scelto, ha posto la domanda: ‘E’ ancora viva l’Europa? C’è ancora una Europa? Esiste veramente l’Europa?’”. Affermazioni che rievocano quelle di Papa Francesco, pronunciate all’atto di ricevere il prestigioso premio Carlo Magno, lo scorso maggio: “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”.
Non è banale pessimismo, quello di Bergoglio e Ratzinger, bensì la necessità di comprendere fino a che punto il concetto “post europeo” e “anti europeo” di ragione autonoma abbia finito per compromettere non solo le fondamenta dell’ideale comunitario ma anche i pilastri su cui s’erge ogni società umana. Nel celebre discorso tenuto da Ratzinger a Norcia il 1° aprile del 2005, l’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede tornò sul dibattito circa la menzione delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione europea. “L’affermazione che la menzione delle radici cristiane dell’Europa ferisce i sentimenti dei molti non cristiani che ci sono in Europa, è poco convincente, visto che si tratta prima di tutto di un fatto storico che nessuno può seriamente negare”. Naturalmente, proseguiva Ratzinger, “questo cenno storico contiene anche un riferimento al presente, dal momento che, con la menzione delle radici, si indicano le fonti residue di orientamento morale, e cioè un fattore d’identità di questa formazione che è l’Europa”. Ma la domanda è: “Chi verrebbe offeso? L’identità di chi viene minacciata? I musulmani, che a tale riguardo spesso e volentieri vengono tirati in ballo, non si sentono minacciati dalle nostre basi morali cristiane, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata che nega le proprie basi. E anche i nostri concittadini ebrei non vengono offesi dal riferimento alle radici cristiane dell’Europa, in quanto queste radici risalgono fino al monte Sinai: portano l’impronta della voce che si fece sentire sul monte di Dio e ci uniscono nei grandi orientamenti fondamentali che il decalogo ha donato all’umanità. Lo stesso vale per il riferimento a Dio: non è la menzione di Dio che offende gli appartenenti ad altre religioni, ma piuttosto il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente senza Dio”. Le motivazioni erano ben altre, “più profonde”, sottolineava: “Presuppongono l’idea che soltanto la cultura illuminista radicale, la quale ha raggiunto il suo pieno sviluppo nel nostro tempo, potrebbe essere costitutiva per l’identità europea”. Una cultura in cui “possono coesistere differenti culture religiose con i loro rispettivi diritti, a condizione che e nella misura in cui rispettino i criteri della cultura illuminista e si subordino a essa”.
Una cultura che “è definita dai diritti di libertà”, che “parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto”, compresa la libertà della scelta religiosa”. Il divieto di discriminazione, sempre incluso in quella cultura, “può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa”. Ma, aggiungeva infine Ratzinger, “la concezione mal definita o non definita affatto di libertà, che sta alla base di questa cultura, inevitabilmente comporta contraddizioni; ed è evidente che proprio per via del suo uso (un uso che sembra radicale) comporta limitazioni della libertà che una generazione fa non riuscivamo neanche a immaginarci. Una confusa ideologia della libertà conduce a un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà”.

domenica 28 agosto 2016

I tre mezzi supremi della dissoluzione in corso

Nella festa dell’insigne Dottore della Chiesa e vescovo d’Ippona Agostino, rilanciamo questo contributo.

Ludovico Fiumicelli, Madonna col Bambino in trono e Santi (SS. Agostino, Giacomo minore, Marina-Marino, Filippo apostolo) e doge Andrea Gritti (Vergine della Salute), 1536-37,  chiesa degli Eremitani, Padova

Luca Ferrari (da Reggio), Madonna con Bambino e Santi (SS. Agostino, Antonio da Padova e Giovanni Battista), 1640-54, Parrocchia Villa Estense, Padova

Ambito veneto, S. Agostino scrivente, 1773, Padova

Ambito emiliano, S. Agostino, XVIII sec., Bologna

Ambito veneto, SS. Atanasio ed Agostino, XVIII sec., Padova

Ambito veneto, Madonna della cintola con i SS. Agostino e Monica, XVIII sec., Padova

Ambito lombardo, S. Agostino, XVIII sec., Bergamo

Ambito napoletano, S. Agostino scrive ed abbatte l'errore, XIX sec., Cerignola

Ambito meridionale, S. Agostino, XIX sec., Lucera

I tre mezzi supremi della dissoluzione in corso

«Mentire è un vizio che conduce al male, ma è davvero una gran virtù quando è rivolta al bene. Perciò sii più virtuoso che mai. Si deve mentire come il diavolo, non timidamente, non di tanto in tanto, ma audacemente e sempre». (Voltaire, lettera a Thiriot)

di Massimo Viglione

Le ragioni per le quali il nostro mondo sta andando verso la dissoluzione e il nichilismo assoluto sono molteplici, ma ve ne sono tre fondamentali, su cui si basano tutte le altre.

1. Perché i dissolutori sanno che possono dire qualsiasi folle o ridicola menzogna (che i bambini di un anno hanno bisogno di sesso e quindi la pedofilia pacifica va accettata, o che è giusto cantare a ballare “Gelato al cioccolato” durante la Messa, o che l’Islam è una religione di pace, o che l’Italia è un paese proiettato verso il futuro, o che gli insetti sono buoni, e così via), che prima o poi, a furia di essere detta e ridetta, sarà da alcuni accettata, da molti difesa, da quasi tutti infine inverata;
2. perché i dissolutori sanno che qualsiasi cosa ci facciano (modificarci antropologicamente insegnando l’omosessualismo e il gender perfino nelle scuole ai nostri bambini, ridurci in miseria, toglierci il posto fisso e la pensione, mandare in galera gli innocenti che si difendono e liberare i violenti che assalgono gli innocenti, dare le case degli italiani agli immigrati, distruggere la nostra civiltà e dissolvere il nostro popolo mediante un’invasione generale delle nostre terre, profanare mostruosamente le cose più sacre della nostra religione, e così via)… noi non reagiamo. Basta una partita di calcio, un cellulare, un divertimento, e dimentichiamo tutto. Compresi migliaia di morti ammazzati nelle nostre strade senza difesa alcuna.
Loro sanno che noi non reagiamo. Ci hanno anche messo Facebook come sfogatoio generale… Tanto sanno che facciamo poco o nulla di concreto. Tutte cose per loro perfettamente gestibili.
3. Poi c’è l’adesione – conscia o inconscia che sia – alle mode e al “mainstream”: meglio non apparire scomodi, diversi, ma apparire come ci vogliono. Meglio non pensare e pensare solo a noi stessi.

Ecco le tre armi invincibili della dissoluzione, perché annullano ogni possibile reazione: menzogna, abitudine, moda.
Ci hanno tolto le armi per difenderci, ogni genere di armi. E, ora, di conseguenza, siamo indifesi.
In più, coloro che dovrebbero essere le nostre guide e i nostri difensori, i nostri maestri e punti di riferimento, sono passati nella quasi totalità con i dissolutori e sostengono il loro gioco in ogni modo possibile, ma anzitutto, ancora una volta, con la menzogna eretta a sistema di indottrinamento psicologico “delle masse”. Perché ci hanno trasformato da persone in “massa”.
E chi non si adegua, è intollerante, esagerato, pericoloso, ridicolo, oppure razzista, omofobo, ecc. ecc. E deve essere isolato, licenziato, emarginato, perché non accetta la menzogna, l’abitudine, la moda.
Ecco spiegato in poche righe il meccanismo operativo della dissoluzione.
Poi c’è il meccanismo ideologico a monte. Ma quello è molto più complicato.
Volete sapere qual è la verità? La verità è che oggi mentono tutti, o quasi tutti. Come nessun altra società della storia passata, la nostra è la società della menzogna eretta a sistema di vita pubblica.
Non per niente, come loro stessi dicono, siamo tutti figli di Voltaire.
E i risultati sono dinanzi ai nostri occhi.
Forse, sarebbe giunto il momento non solo di dirci la verità tutta e fino in fondo, ma – cosa enormemente più difficile a farsi – accettarla come essa è. Ammettere di aver sbagliato, magari per anni, magari per una vita intera. Ammettere che i “nostri eroi” mentono, e che sono diventati “eroi”, ovvero hanno raggiunto quella posizione di potere, proprio perché mentono. Dovremmo ammettere a noi stessi che non è difficile capire quando un potente, chiunque sia, mente: è sufficiente utilizzare il proprio cervello ed essere onesti fino in fondo. Costi quello che costi.
È l’unica via di salvezza che abbiamo. Altrimenti, il ghigno sulfureo di colui che è l’incarnazione stessa dell’illuminismo e della modernità ci sommergerà tutti per sempre.
Ricordiamoci di 500.000 cristiani che hanno dato la vita in Francia per non aver ceduto a quel ghigno tra il 1792 e il 1794.
Ecco uno spunto di meditazione in chiusura di questa estate del 2016.