giovedì 24 gennaio 2013

Sacra Liturgia 2013: Roma, 25-28 giugno 2013


Una conferenza internazionale per studiare, promuovere e rinnovare l’apprezzamento
per la formazione liturgica e la celebrazione







Il Vescovo di Fréjus-Tolone, S.E. Mons. Dominique Rey, organizatore di Sacra Liturgia 2013, ha ricevuto il seguente messaggio dalla Segreteria di Stato: 

“Il Santo Padre… vi rivolge i suoi vivi incoraggiamenti per questa felice iniziativa al fine di promuovere il ruolo della liturgia nella vita e nella missione della Chiesa.”


L’iscrizioni per la conferenza sono aperti nello sito internet: http://sacraliturgia2013-italy.com/registration/



Per maggiori  informazioni:

Sacra Liturgia 2013

www.sacraliturgia2013.com

www.facebook.com/Sacraliturgia2013

www.twitter.com/Sacraliturgia



Secretariat:
Monastère Saint-Benoît
2, rue de la Croix
83680 La Garde-Freinet
France



venerdì 18 gennaio 2013

La Liturgia: non "spettacolo", ma comunicazione diretta con Dio

fonte: Zenit.org - 16 gennaio 2013


 Il cardinale Cañizares ha annunciato la pubblicazione entro l'anno di un opuscolo per fedeli e sacerdoti per vivere correttamente la Santa Messa

Di H. Sergio Mora

ROMA, 16 Gennaio 2013 (Zenit.org) - La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sta preparando un opuscolo sulla Santa Messa, rivolto sia ai sacerdoti, per assisterli nella celebrazione, sia ai fedeli, per aiutarli a partecipare correttamente alla stessa. Lo ha annunciato ieri il cardinale Antonio Cañizares, Prefetto della Congregazione vaticana, durante una conferenza nell'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, sul tema La Liturgia cattolica a partire dal Vaticano II: continuità ed evoluzione.

foto: ScuolaEcclesiaMater.org
"Siamo ancora in fase di preparazione del documento” ha dichiarato il porporato a ZENIT, spiegando che esso servirà “per celebrare bene e partecipare bene” e che probabilmente “verrà pubblicato quest'anno, in estate”.

Durante la conferenza, Cañizares ha ribadito l'importanza data dal Concilio Vaticano II alla Liturgia, il cui rinnovamento – ha detto – “deve essere in linea con la tradizione della Chiesa e non una rottura o una discontinuità”, ovvero pieno di tutte quelle “innovazioni” che "non sono rispettose di tutto ciò che Pio XII ha indicato”.

In particolare, il cardinale ha citato la Sacrosanctum Concilium, il primo documento conciliare sulla sacra liturgia, attraverso la quale “si è esercitata l'opera della nostra redenzione, specialmente nel divino sacrificio dell'Eucaristia". “Dio - ha sottolineato - vuole essere adorato in modo concreto e non dobbiamo essere noi persone a cambiarla".

Il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha parlato, inoltre, di “Chiesa rinnovata”, precisando che ciò non deve essere inteso “come una semplice riforma delle strutture, ma come un cambiamento a partire dalla liturgia”, perché è attraverso di essa che “in effetti opera la salvezza”.

E riflettendo sulla Liturgia non si possono dimenticare le parole del documento conciliare secondo cui "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nella Liturgia. Egli è presente nel sacrificio della Messa e nella persona del ministro - ‘offrendosi ora per il ministero dei sacerdoti, come si offrì prima sulla croce’ - sia soprattutto sotto le specie eucaristiche ". Scopo della liturgia è dunque “il culto di Dio e la salvezza degli uomini” che, ha detto il cardinale, non è “una nostra creazione, ma la fonte e il culmine della Chiesa”.

Il porporato ha criticato, inoltre, gli “abusi” esistenti verso la Liturgia, come la sua “spettacolarizzazione”, lodando invece quei momenti di silenzio che sono “l'azione" che “permettono al sacerdote e ai fedeli di comunicare con Gesù Cristo” e che riducono la “predominanza della parola”, che spesso si trasforma “in protagonismo del sacerdote celebrante”. In tal senso, l'atteggiamento da seguire è quello di Giovanni il Battista “che si eclissa per dare spazio al Messia".

Ha poi rimarcato che il Concilio ha specificamente parlato della Messa rivolta verso il popolo e dell'importanza di Cristo sull'altare, in modo da non escludere i fedeli presenti, in particolare dalla parola di Dio. Ha anche sottolineato la necessità della nozione del “mistero” e di alcuni particolari interessanti prima molto più rispettati, come “l'altare a est” o la coscienza del “significato sacrificale dell'Eucaristia”.

giovedì 10 gennaio 2013

La Santa Messa a Taranto

In obbedienza a quanto richiesto dal Santo Padre Benedetto XVI nel Motu Proprio Summorum Pontificum, l'Ufficio diocesano per la Liturgia, con mandato dell'Arcivescovo di Taranto, provvede alla Celebrazione dell'Eucaristia nella forma straordinaria, secondo il Messale del 1962, presso la Parrocchia Maria SS.ma del Monte Carmelo.
Celebra il Direttore dell'Ufficio, mons. Marco Gerardo

Di seguito è indicato il calendario delle celebrazioni previste da gennaio a luglio 2013

  • Domenica 13 gennaio, ore 12,00
  •  Sabato 16 febbraio, ore 18,30
  • Domenica 10 marzo, ore 17,00
  • Sabato 20 aprile, ore 18,30
  • Sabato 18 maggio, ore 19,00
  •  Sabato 15 giugno, ore 19,00
Per tutte le informazioni: info@portodimarebis.com

La parrocchia del Carmine è in Piazza Giovanni XXIII, 74123 Taranto:



sabato 5 gennaio 2013

La desacralizzazione del sacro secondo Galimberti… e noialtri


di Vito Abbruzzi

Dopo poco più di dieci anni dalla pubblicazione di Orme del sacro. Il cristianesimo e la desacralizzazione del sacro (ed. Feltrinelli, Milano 2000), Umberto Galimberti è ritornato sul tema pubblicando nel 2012, sempre con Feltrinelli, Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto
In questa sua ultima impresa letteraria il noto professore della Università “Ca’ Foscari” di Venezia mira a definire compiutamente la propria visione del Cristianesimo, a cui riconosce il merito di aver dato vita e forma all’Occidente, ma che a questo Occidente avrebbe anche strappato il cuore autenticamente religioso.

Il Cristianesimo è per l’agnostico Galimberti la religione dal cielo vuoto, la religione che ha desacralizzato il sacro, perché, “occupandosi a pieno titolo del mondo” si sarebbe trasformato in “evento diurno”. Producendosi in discorsi che ogni società civile può fare tranquillamente da sé, il cristianesimo – a suo giudizio – avrebbe lasciato “la gestione della notte indifferenziata del sacro o alla solitudine dei singoli che cercano rimedi in farmacia, o alla follia dei gruppi”. E qui una dura critica verso tutte quelle “nuove fedi” (non escluse quelle di matrice cattolica), che, in maniera assai deformata e pericolosa, “rispondono alla domanda di tutela di quanti non sono in grado di gestire le situazioni-limite dell’esistenza” (vedi ivi, pp. 25-36).

Galimberti non esita a definire le nuove fedi di cui parla, vere e proprie “sette tragiche”, le quali, “nei loro discorsi, nelle loro preghiere, nella follia dei loro gesti”, riprenderebbero proprio “i temi cristiani della remissione dei peccati, della salvezza, della grazia, della morte e della resurrezione” (ivi, p. 30).

Come replicare a questa autorevole e ineccepibile disamina del professore? 
A noi fa piacere che non solo Galimberti, ma anche altri pensatori non credenti come lui e prima di lui abbiano denunciato quella che egli chiama “desacralizzazione del sacro”. Penso, ad esempio, al profetico Erich Fromm, che già nel lontano 1956, ne L’arte d’amare, non senza una certa preoccupazione, ebbe il coraggio di dichiarare: « La disintegrazione dell’amore per Dio ha raggiunto le stesse proporzioni della disintegrazione dell’amore per l’uomo. Questo fatto è un clamoroso contrasto con la teoria di una rinascita religiosa nell'epoca attuale. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. […] Senza il processo di evoluzione della vita secondo i principi di Dio, siamo più vicini a una tribù idolatrica primitiva che alla civiltà religiosa del Medioevo » (ivi, pp. 101-102).

Il prof. Abbruzzi interviene al convegno presso l'Università
di Bari, alla presenza del Card. Raymond Leo Burke
È esattamente quanto la nostra Scuola Ecclesia Mater sostiene, avendo fatto pubblicare nel 2012, per i tipi della Lindau, La danza vuota intorno al vitello d’oro: un libro che raccoglie gli atti del convegno dal titolo “Liturgie secolarizzate e diritto”, tenutosi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari il 25 marzo 2011 e presieduto dal cardinal Burke: un convinto propugnatore della legittimità e dell’opportunità della compresenza della Messa nella Forma extraordinaria e nella forma riformata da Papa Montini o Forma ordinaria. A pagina 7 leggiamo testualmente: « Proprio con riferimento all’episodio del vitello d’oro di Aronne, è il Papa [Benedetto XVI] che pone in luce questa “tentazione costante nel cammino della fede”, eludere cioè il profondo mistero di Dio, “costruendo un dio comprensibile, corrispondente ai propri schemi, ai propri progetti”; si riprende in definitiva il tema della danza intorno al vitello […] d’oro, di un “gioco vuoto” che cerca se stesso, il quale diventa così “una sorta di banale autosoddisfacimento”, che cade facilmente nell’idolatria ».
Questa citazione serva a far capire al professor Galimberti che certi temi a lui cari stanno massimamente a cuore pure a noi e che non c’è bisogno, come egli ha fatto, di andare a scomodare Pierangelo Sequeri, dedicandogli un paragrafo alle pagine 323-324 del suo ultimo libro, visto che il monsignore, che ha fama di essere “teologo, scrittore e musicista” (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Pierangelo_Sequeri), è uno di quegli autori che, in virtù delle sue “canzoni di ispirazione sentimentale-religiosa che ha composto e che sono molto spesso eseguite durante le messe (tra le raccolte più note si ricordano Symbolum ’77 - Tu sei la mia vita, Symbolum ’78 - E sono solo un uomo, Symbolum ’80 - Oltre la memoria)” (vedi ivi), ha contribuito proprio alla tanto deprecata “desacralizzazione del sacro”. In che modo? Facendo parlare l’uomo; mettendolo al centro dell’universo; rendendolo protagonista principale nel dialogo con Dio. E dando così ragione a Fromm quando, sempre ne L’arte d’amare, polemicamente spiega che lo sforzo maggiore dell’uomo moderno è “cercare di aver un senso dell’‘io’; io, me stesso, come il centro dei miei poteri, come il creatore del mio mondo” (ivi, p. 111). 

La polemica frommiana non si ferma qui, ma va più a fondo, quando afferma: « Il concetto idolatrico di Dio è evidente. La gente è dominata dall’ansia. Senza fede né principi, e si trova senza uno scopo tranne quello di andare avanti; di conseguenza continua a restare infantile, a sperare che il padre e la madre continuino a venire in suo aiuto, quando l’aiuto è necessario. È vero che nelle civiltà religiose, come quella del Medioevo, l’uomo guardava a Dio come a una madre e a un padre pietoso. Ma nello stesso tempo prendeva Dio sul serio: lo scopo principale della sua vita era di vivere secondo i principi di Dio, di fare della “eterna salvezza” lo scopo supremo al quale erano subordinate tutte le altre attività. Oggi niente di questo sforzo è presente. La vita quotidiana è nettamente separata da ogni valore religioso. È dedicata allo sforzo di procurarsi le cose materiali e il successo personale. I principi sui quali si basano i nostri sforzi sono quelli dell’indifferenza e dell’egotismo (il primo spesso camuffato come “individualismo” o “iniziativa individuale”). L’uomo di una civiltà veramente religiosa può essere paragonato ai bambini di otto anni, che hanno bisogno della madre come un aiuto, ma che cominciano subito ad adottare gli insegnamenti e i principi. L’uomo contemporaneo è piuttosto come un bambino di tre anni, che piange quando ha bisogno del padre, ma è completamente autosufficiente quando può giocare » (ivi, pp. 101-102).
Una rinascita del sacro, perciò, è possibile ed è auspicabile se si rimette Dio al centro, anche e soprattutto nelle funzioni religiose, da cui Egli è stato prima detronizzato e poi sfrattato; messo in un angolo o in un cantuccio seminascosto persino nelle nostre superbe chiese antiche: veri e propri capolavori d’arte che, per il loro essere primariamente “monumento nazionale”, “patrimonio dell’umanità”, ecc., oramai sono considerati anche luogo di culto.
Ribadire, dunque, “i diritti di Dio” (tanto per citare il titolo del libro di Daniele Nigro, pubblicato nel 2012 da Sugarco) nella liturgia cattolica è il vero antidoto contro la desacralizzazione del sacro! Solo così si può rimarginare quella piaga – oramai in cancrena – tristemente nota come “creatività”, che, secondo il giudizio autorevole di Benedetto XVI, è stata causa delle non poche “deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile” (Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum”).
È su queste basi che noi della Ecclesia Mater, in quanto Scuola, ci stiamo con tutte le forze adoperando per la risacralizzazione del sacro, pronti a dare al professor Galimberti – e a tutti quelli come lui mossi da buone intenzioni – tutto il proprio apporto scientifico in campo teologico-liturgico, fermamente fiduciosi che tempora bona veniant.

mercoledì 2 gennaio 2013

Monopoli: le prossime Sante Messe nella forma "Straordinaria"




5 gennaio
19 gennaio

ore 20,00

Chiesa di San Francesco d'Assisi
Largo Plebiscito (nei pressi del Municipio)
- Monopoli (BA) -



Continua a Monopoli (Ba) la celebrazione della S.Messa nella forma straordinaria del Rito Romano: sabato 5 e  sabato 19 gennaio alle ore 20,00  nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi in L.go Plebiscito (adiacente al Municipio). Officiante il parroco Sac. Don Vito Maria Schiavone




martedì 1 gennaio 2013

La data (in)certa del Natale

di Vito Abbruzzi

« Come ogni anno, la festa tanto attesa, che riesce ancora a regalare emozioni fortissime e ad aprire i cuori della gente, si ripete.
« Ma il Natale, esattamente, che cosa è? 
« E la festa del 25 dicembre è il vero giorno della nascita di Gesù? 
« […] Il 25 dicembre, infatti, si festeggiava il Dies natalis Solis invicti, celebrazione dedicata al dio del Sole.
« Con l’avvento del Cristianesimo, questa festa pagana è stata sostituita dal NATALE CHRISTI, dedicata al vero dio del Sole e della Luce: Gesù Cristo.
« La data reale della nascita di Gesù Cristo non si conosce con certezza. Secondo gli storici la sua nascita si dovrebbe far risalire tra il 7 e il 4 a.C., ma su giorno e mese non esistono indizi ».

Immagine di Gesù Bambino venerata dalla Confraternita
della SS.ma Trinità de' Pellegrini. Taranto
Quello che abbiamo or ora letto non è il solito testo diffuso dall’annosa e noiosa propaganda antinatalizia dei pedanti testimoni di geova, bensì si tratta di un foglietto distribuito da una maestra elementare qualche giorno fa ai suoi scolari, convinta, in assoluta buona fede, della incertezza del 25 dicembre quale “vero giorno della nascita di Gesù”.
Come controbattere a una tale idiozia che, affermando che “su giorno e mese [della nascita di Gesù Cristo] non esistono indizi”, ritiene il “Natale Christi” una festa che ha sostituito quella pagana dedicata al Sol Invictus (25 dicembre)? Replicando che gli indizi esistono; eccome! Basta leggere attentamente i Vangeli, per  nulla imprecisi circa le notizie riguardanti la vita di Gesù; notizie che “se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,25).
Proprio un anno fa, di questi tempi, veniva dato alle stampe il libro di Michele Loconsole Quando è nato Gesù? (ed. San Paolo), in cui si smentisce la tesi sostenuta da non pochi studiosi del cristianesimo antico, e sostenitori dell’ipotesi cosiddetta mitologica, che la data del 25 dicembre fu scelta dalla Chiesa del secolo IV – tra alcune possibili – per “oscurare” e, nello stesso tempo, “soppiantare” la festa pagana del dio sole, o più propriamente del Sol Invictus: la ricorrenza religiosa celebrata da diversi popoli, soprattutto politeisti, in concomitanza del giorno del solstizio d’inverno. Alla luce dello studio delle fonti dell’epoca, sembra invece che sia accaduto esattamente il contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto ad essere stata posta o, ancor meglio, posposta al 25 dicembre, nel tentativo di oscurare o di sovrapporsi a quella cristiana del Natale del Signore, più antica. Infatti, nell’Urbe la celebrazione della nascita di Cristo fissata al 25 dicembre è attestata già nel 204 da Ippolito Romano (170-235); mentre la festa pagana del dio sole era stata introdotta a Roma successivamente da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222 d.C.) e fissata al 19 dicembre. Solo più tardi, nel 274, l’imperatore Aureliano spostò al 25 dicembre tale ricorrenza, per arginare, limitare, se non cancellare – e non solo attraverso le indimenticabili ed efferate persecuzioni – l’ormai ingombrante comunità cristiana, così influente a Roma e nel resto dell’Impero.
Ma tornando alla attendibilità dei Vangeli, sempre il Loconsole dimostra nel suo libro la veridicità storica del 25 dicembre, quale data assai probabile della nascita del Messia, alla luce dell’annuncio dell’angelo Gabriele a Zaccaria (cf. Lc 1,5-20), che, in quanto appartenente alla classe sacerdotale di Abìa, gli toccò di officiare nel Tempio di Gerusalemme esattamente il 23 settembre. A rivelarlo, un recente studio condotto da un ricercatore israeliano. È facile, a questo punto, calcolare tutto il resto: dopo qualche giorno si ha il concepimento di Giovanni Battista la cui nascita è festeggiata il 24 giugno; sei mesi dopo il concepimento del Battista (la tradizione orientale lo fissa al 25 settembre), quello verginale di Gesù (25 marzo), la cui nascita, dopo una gravidanza regolare di nove mesi, avviene il 25 dicembre. Che la gravidanza di Maria sia stata regolare lo sappiamo dall’evangelista Luca, attestando che quando “si compirono per lei i giorni del parto, diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,6-7). E noi sappiamo che l’evangelista Luca è in questo veridico, considerate le sue competenze mediche (cf. Col 4,14). Infatti, proprio perché medico, Luca è l’unico a riferire il preinfarto di Gesù nel Getsemani: « In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44).
Ma quando l’evangelista Luca dice che “nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio” alla Vergine Maria, si riferisce non solo al sesto mese della gravidanza di Elisabetta, ma anche al sesto mese del calendario ebraico, che anche ai tempi di Gesù fissava l’inizio dell’anno nuovo con l’equinozio di autunno (23 settembre). E così i conti tornano alla grande, confermando ancor più l’esattezza della data del 25 dicembre.
Infine, abbiamo la profezia di Zaccaria (il papà di Giovanni Battista), che, riferendosi al venturo Messia di Israele quale “sole che sorge (oriens ex alto)” (Lc 1,78), ne indica, appunto, la nascita, che coinciderà col solstizio d’inverno. Altrimenti non avrebbero senso i tantissimi appellativi vetero e neo testamentari attribuiti al Cristo quale luce che brilla fra le tenebre (cf. Is 58,10; Gv 1,5); “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9); “sole che non tramonterà più” (Is 60,20) sugli eletti, i quali, a motivo di ciò, “non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22,5).