mercoledì 28 novembre 2012

Romano Guardini sulla Liturgia


“Nella liturgia il Lógos ha la preminenza, che gli spetta sulla volontà. Di qui la sua mirabile placidità, la sua calma profonda. Di qui s’intende come essa sembri totalmente evolversi in contemplazione, adorazione, esaltazione della verità divina. Di qui la sua apparente indifferenza alle piccole miserie quotidiane. Di qui la sua scarsa preoccupazione di “educare” immediatamente e di insegnare la virtù. La liturgia ha in sé qualcosa che fa pensare alle stelle, al loro corso eternamente uguale, alle loro leggi inviolabili, al loro profondo silenzio, all’ampiezza infinita in cui si trovano. 

Sembra, però, soltanto che la liturgia si preoccupi così poco delle azioni e delle aspirazioni, e della condizione morale degli uomini. Poiché in realtà essa sa assai bene provvedervi: chi, infatti, vive realmente in essa, si assicura la verità, la sanità, la pace nell’intimo dell’essere.”
Romano Guardini, Lo spirito della liturgia.

La liturgia, come osserva il Guardini, non ha rapporti immediati con la vita reale di ogni giorno, con quella vita cioè che si svolge nelle officine, nei campi sportivi; ma resta nell’ambito solenne e sempre alquanto appartato dal mondo, che è proprio del santuario. Sfugge perciò a molti che appunto per la sua profonda calma, per la sua mirabile placidità, per il suo abbandonarsi all’adorazione della gloria di Dio, per il suo richiamo al raccoglimento interiore, la liturgia rappresenta un salutare rimedio per guarire l’uomo moderno dalla febbre, che lo divora sia nell’estenuante e affannoso lavoro sia nello snervante svago che spesso è un’altra forma di fatica e di dissipazione. Ma non basta. La liturgia, in quanto fa rivivere i principi fondamentali della religione, in quanto richiama la creatura all’adempimento dei doveri verso il Creatore e dona la santità e la pace soprannaturale, è anche la migliore preparazione alla vita quotidiana, perché infatti, quando sarà il momento dell’azione, il fedele deve saper conformare i suoi atti ai sentimenti che gli sono stati suscitati nel tempio, dalla liturgia.”

Giovanni Modugno, 
Religione e vita.       

venerdì 23 novembre 2012

AVVISO: don Nicola Bux a Molfetta



Lunedì 26 Novembre 2012
ore 18,30

Incontro con don Nicola Bux sul tema:
La Musica Sacra oggi

Università Popolare Molfettese
Corso Umberto I, 70
- Molfetta -






giovedì 22 novembre 2012

La Musica nel Tempio fuori della Liturgia: appunti fra Arte e Diritto


di Giannicola D'Amico

Un tempo, dopo la “funzione serotina” alias la Benedizione del SS.mo Sacramento nel giorno della festa di S. Cecilia, c’era l’usanza di intonare per la prima volta il “Tu scendi dalle stelle” ad ideale apertura dell’imminente inizio dell’Anno liturgico.
C. Saraceni - Martirio di S. Cecilia (1610 ca.)
L’odierna occasione festiva per la gloriosa Martire romana, Patrona della Musica, permette qualche riflessione in previsione dell’ormai imminente Avvento e delle feste natalizie che seguiranno a ruota, poiché sono il periodo dell’anno ormai stabilmente connotato dal vertiginoso numero di concerti “natalizi” che hanno invaso le nostre chiese, a tutte le latitudini, nelle città, come nei piccoli centri.
E’ormai diffusa la prassi di ospitare in chiesa kermesse di vario genere, e i concerti in alcuni casi sono momenti di vera elevazione spirituale e gioia estetica che aiutano a creare una reale meditazione nei luoghi di preghiera, ma purtroppo capita a volte di assistere a rappresentazioni non proprio edificanti, musicalmente parlando, se non addirittura inadatte ai luoghi che le ospitano.
Ammettere concerti negli edifici sacri è usanza antica: alcuni dei grandi oratori di Perosi, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, vennero eseguiti in importanti chiese di tutta Italia, meritando all’autore fama e popolarità (che egli spese poi per il servizio liturgico).
Oggi però, data la pletora di manifestazioni, è tutt’altra musica!
Dagli anni Settanta il fenomeno si è gradualmente espanso, per varie ragioni: agli inizi essenzialmente per un progressivo accoglimento in sede concertistica di tutto il repertorio organistico, polifonico e finanche gregoriano che una inquietante interpretazione delle normative liturgico-musicali del Concilio Vaticano II, progressivamente bandiva con inesorabile categoricità dalla sua sede nativa, ovvero dai riti.
I cori, le scholae e le cappelle musicali – ove sopravvissero alla falcidie - dovevano pur produrre un repertorio conquistato e tramandato a caro prezzo: anche la Cappella Sistina, per mantenere viva la sua grande tradizione polifonica, intraprese memorabili tournées sotto l’inarrivabile mano di Domenico Bartolucci, finanche in Turchia ed in Giappone.
Successivamente si sono aggiunti altri motivi, quali la bellezza dei luoghi e la compatibilità acustica di essi, e poi la progressiva mancanza di “contenitori culturali” (sintagma abominevole, ma ormai di uso corrente) nelle nostre città, sempre più affamate di spazi sociali di aggregazione.
Queste ultime ragioni spingono spesso a considerare le chiese, come siti capaci di una supplenza tout court di tali carenze ed ad ospitare in esse concerti o manifestazioni poco consoni alla sacertà dei luoghi.
Nel novembre 1987, la Congregazione per il Culto Divino, innanzi al progressivo ampliamento del fenomeno e dei pericoli di cattiva gestione, diramò una lettera con cui si chiarificavano alcune cose e si dava un indirizzo preciso per l’azione pastorale in questa materia, con espliciti riferimenti all’Istr. Musicam Sacram del 1967, che assimilava i concerti nelle chiese ai pii esercizi, e ai canoni 1210 e 983 CJC.
Tra l’altro si diceva “Non è legittimo programmare in una chiesa l’esecuzione di una musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi, sia essa classica o contemporanea, di alto livello o popolare: ciò non rispette¬rebbe il carattere sacro della chiesa…” ma ormai non è difficile imbattersi in programmazioni sinfoniche che anche prestigiose istituzioni musicali decentrano stabilmente nelle chiese, sicchè si può ascoltare un suadente Bolero di Ravel presso una tragica Crocefissione, o la Radetzky march sotto gli occhi “basiti” di una S. Agata al supplizio.
Senza contare che di recente si è assistito anche a spettacoli coreutici di vario genere, sorretti dalle motivazioni più disparate: dall’altissima giustificazione ecumenica, fino alla più  casalinghe opportunità per i gruppi parrocchiali che devono organizzare il saggio di fine anno, per arrivare alla solennizzazione di solstizi, equinozi ed altri eventi …. astronomici!  
Per l’imponenza del fenomeno è chiaro che le previsioni della Congregazione circa il previo assenso di ogni programma da parte dell’Ordinario sono ormai superate de facto, per cui sarebbe utile che i parroci, i rettori e anche gli organizzatori – compresi i musicisti -  non dimenticassero che la chiesa è luogo sacro, cioè “messo a parte”, in modo permanente, per il culto a Dio, e ogni manifestazione extracultuale, per quanto di altissimo livello, deve essere circondata da precise garanzie e dall’osservanza di requisiti minimi di compatibilità con la destinazione canonica del luogo, altrimenti si perde di vista ….. l’Essenziale.
Anche Pio X, entrando in S. Pietro per la prima volta da Papa, tacitò dalla sedia gestatoria le scroscianti manifestazioni di gioia dei fedeli dicendo “Non è bello applaudire il servo, nella casa del Padrone”.

martedì 20 novembre 2012

Il Sinodo dei Vescovi sulla Liturgia e sul Sacramento della Penitenza


Nella  XIII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012), per la trasmissione della fede cristiana, si è parlato in maniera sorprendentemente chiara della Liturgia e del Sacramento della Penitenza.

Foto: Romano Siciliani da chiesacattolica.it

(traduzione non ufficiale, proposta da sito web ZENIT; sottolineature della redazione)

 Proposizione 35: LITURGIA

La degna celebrazione della santa liturgia, il dono più prezioso di Dio per noi, è la fonte della più alta espressione della nostra vita in Cristo (cfr. Sacrosanctum Concilium, 10). È, perciò, la prima e più potente espressione della nuova evangelizzazione. Attraverso la sacra liturgia Dio desidera manifestare la bellezza incomparabile del suo amore incommensurabile ed incessante per noi, e noi, da parte nostra, desideriamo offrire ciò che è più bello nella nostra adorazione di Dio in risposta al suo dono. Nello scambio meraviglioso della sacra liturgia, in cui il cielo scende sulla terra, la salvezza è a portata di mano, suscitando il pentimento e la conversione del cuore (cfr. Mt 4,17; Mc 1,15). L’evangelizzazione nella Chiesa richiede una liturgia che elevi il cuore degli uomini e delle donne verso Dio. La liturgia non è solo un’azione umana ma un incontro con Dio che conduce alla contemplazione e all’amicizia profonda con Dio. In questo senso, la liturgia della Chiesa è la migliore scuola della fede. L’avvertenza della "necessità" (n. 20) che la Chiesa sia "vigilante nell’interessarsi e nel promuovere la qualità dell’arte che è permessa negli spazi sacri riservati alle celebrazioni liturgiche".

 Proposizione 33: IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

Il sacramento della penitenza e della riconciliazione è un luogo privilegiato per ricevere la misericordia di Dio e il perdono. È un luogo di guarigione sia personale che comunitaria. In questo sacramento, tutti i battezzati vivono un nuovo incontro personale con Gesù Cristo e con la Chiesa, che favoriscono una riconciliazione totale attraverso il perdono dei peccati. Qui, il penitente incontra Gesù, e allo stesso tempo, lui o lei sperimenta un apprezzamento più profondo di se stesso o di se stessa. I padri sinodali chiedono che questo sacramento venga messo nuovamente al centro dell’attività pastorale della Chiesa.

In ogni diocesi, ci deve essere almeno un luogo dedicato in modo speciale e permanente alla celebrazione di questo sacramento, dove sacerdoti siano sempre presenti, per permettere ai fedeli di fare l’esperienza della misericordia di Dio. Il sacramento deve essere specialmente disponibile, anche su base quotidiana, nei luoghi di pellegrinaggio e chiese specialmente dedicate a questo. La fedeltà alle regole specifiche che regolano l’amministrazione di questo sacramento è necessaria. Ogni sacerdote deve considerare il sacramento della penitenza come una parte essenziale del suo ministero e della nuova evangelizzazione, e in ogni comunità parrocchiale un tempo appropriato deve essere riservato ad ascoltare le confessioni.



Fonte: Zenit del 12.11.2012

La Santa Messa ad Acquarica del Capo (LE)


MADONNA di POMPIGNANO
Acquarica del Capo (LE)

MESSA IN RITO EXTRAORDINARIO





Ogni giovedì (eccetto giorni festivi ed eventuali imprevisti) , ore 18: celebrazione della Messa nella forma straordinaria del Rito Romano con omelia che ne spiega punto per punto lo svolgimento e il contenuto teologico e spirituale. 

Terzo sabato di ogni mese: formazione liturgica.

  • Ore 16.00 : Catechesi sulla teologia della liturgia 
  • Ore 18.00 : Celebrazione Eucaristica con canto gregoriano. Il percorso vuole portare in modo organico ad una sufficiente familiarità e conoscenza delle due forme del Rito Romano (quella   extraordinaria e quella ordinaria) nella convinzione che "possono arricchirsi a vicenda" (Benedetto XVI) .
Contatti: tel: 0833 555083




martedì 13 novembre 2012

Il Santo Padre sulla musica sacra


Discorso del Santo Padre Benedetto XVI
ai partecipanti all'incontro promosso
dall'Associazione italiana Santa Cecilia
- Roma, 10 novembre 2012 -

Sottolineature nostre


Cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia vi accolgo, in occasione del pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, alla quale va anzitutto il mio plauso, con il saluto cordiale al Presidente, che ringrazio per le cortesi parole, e a tutti i collaboratori. Con affetto saluto voi, appartenenti a numerose Scholae Cantorum di ogni parte d’Italia! Sono molto lieto di incontrarvi, e anche di sapere - come è stato ricordato - che domani parteciperete nella Basilica di San Pietro alla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arciprete Angelo Comastri, offrendo naturalmente il servizio della lode con il canto.

Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel sesto capitolo – tratta della musica sacra. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione.

Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto possono conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. La testimonianza di Agostino, che in quel tempo era professore a Milano e cercava Dio, cercava la fede, al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni, della sua Autobiografia, egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). 
L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o solo un abbellimento esteriore della liturgia, ma è essa stessa liturgia. Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore.

Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). Ma anche proprio nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra - con la sua grande tradizione che è propria, che è cultura nostra, occidentale - può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, poeta francese, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». Ma, senza scomodare personaggi illustri, pensiamo a quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica come Claudel. E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra. Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche.

Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. Grazie ancora a tutti per questo incontro! Grazie. 





martedì 6 novembre 2012

"Avvenire" sul pellegrinaggio "Una cum Papa nostro"


 In San Pietro risuona il latino preconciliare.
Cañizares celebra la Messa con il rito del 1962
di G. Cardinale sul'Avvenire del 4 novembre 2012

Da ROMA - "Il Gesto che oggi sto compiendo, vuole mostrare una volta di più che nessuno è di troppo nella Chiesa, come disse il Papa nel suo viaggio in Francia." Lo ha ribadito ieri [sab. 3 nov. 2012, n.d.r.] il cardinale Antonio Cañizares, prefetto della Congregazione per il culto divino, nell'omelia pronunciata durante la Messa celebrata in San Pietro secondo la forma "straordinaria" del rito Romano, quella fissata nel Messale del 1962, prima delle riforme postconciliari. La celebrazione eucaristica è stata il culmine del pellegrinaggio promosso dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum all'inizio dell'Anno della fede per celebrare il quinto anniversario del Motu Proprio con cui Benedetto XVI ha dato piena cittadinanza al cosiddetto rito preconciliare. Un pellegrinaggio che ha avuto come motto l'affettuosa espressione Una Cum Papa nostro (insieme al nostro Papa), segno della grande devozione verso Benedetto XVI dei fedeli legati all'antica liturgia. Una devozione che il cardinale Canizares ha in qualche modo esplicitato nella sua omelia. "Vogliamo - da detto il porporato - tutti i partecipanti in questa santa Mesa, in questo sacrificio di comunione e di lode di tutta la Chiesa, che sia veramente un ringraziamento a Dio per tutta l'opera che il Santo Padre Benedetto XVI realizza, in particolare per il suo Motu Proprio "Summorum Pontificum" che è un dono per la Chiesa tutta". "Vogliamo anche - ha aggiunto - che sia un segno e testimonianza di appoggio e sostegno filiale e affettuoso dei pellegrini qui riuniti al Santo Padre, nelle circostanze difficili d'oggi, e una volontà di partecipazione nel movimento e impulso evangelizzatore che il Papa, Pastore SUpermo della Chiesa, vuole dare a tutta la Chiesa, offrendole di nuovo la giovenizza della liturgia tradizionale, che ha accompagnato i Padri conciliari durante tutto lo svolgimento del Vaticano II e che suscita oggi più che mai numerose vocazioni sacerdotali e religiose ne mondo disposte a evangelizzare." "Questa santa Messa in forma straordinaria - ha poi detto il più stretto collaboratore del Papa nel campo liturgico - deve rappresentare un segno di obbedienza e comunione col Papa." Infatti "con questa comunione, affettive e effettiva, con il Sommo pontefice e i vescovi, uniti con lui, siamo cattolici."
Ai pellegrini, che sono arrivati in San Pietro in processione dalla chiesa di San Salvatore in Lauro, ha fatto pervenire "di cuore" la benedizione apostolica il Papa con un messaggio firmato a suo nome dal Cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. In esso il Papa ha inviato il "suo cordiale saluto a tutti i partecipanti, assicurandoli della sua fervente preghiera".
Con il Motu Proprio Summorum Pontiticum si ricorda nel messaggio, il Papa "ha desiderato rispondere all'attesa dei fedeli legati alle forme liturgiche precedenti". E in effetti come è scritto nella Lettera ai vescovi scritta dal Papa per presentare il Motu Proprio "è bene conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e di donare loro il giusto posto", riconoscendo sempre "pienamente il valore e la santità della forma ordinaria del rito romano", frutto della riforma liturgica postconciliare.
Alla cerimonia in san Pietro hanno assistito alcune migliaia di fedeli, con molti giovani, segno la liturgia tradizionale non è solo un retaggio delle generazioni passate. Al rito ha partecipato anche l'arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, con mons. Guido Pozzo, il segretario della COmmissione che ieri il Papa ha promosso arcivescovo Elemosiniere. Presenti anche Monsignor Marco Agostini, cerimoniere Pontificio, mons. Camille Perl, già vicepresidente [in realtà era il segretario, n.d.r.] di Ecclesia Dei e monsignor Juan Miguel Ferrer Grenesche, sottosegretario della Congregazione per il culto divino [che ha svolto l'ufficio di prete assistente, n.d.r.]. Cerimonieriere del Rito è stato padre Almir de Andrade, officiale di Ecclesia Dei che è l'organismo vaticano deputato a seguire i gruppi ecclesiali legati alla forma straordinaria del Rito Romano.

***

Una forma straordinaria ammessaMotu Proprio - nel 2007 il documento che ha definito il testo "tesoro da conservare"
di Gianni Cardinale, Avvenire 4 novembre 2012


Da Roma - Con il Motu Proprio Summorum Pontificum Benedetto XVI nel 2007 ha dato piena cittadinanza nella Chiesa all'uso, come forma straordinaria del rito romano, del Messale in vigore prima della riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II. Come ribadito nell'istruzione applicativa Universae Ecclesiae del maggio 2011, in esso si stabilisce che non c'è nessuna contraddizione tra il messale "pre" e quello "post-conciliare", che costituiscono, rispettivamente, la forma straordinaria e ordinaria dell'unico rito romano. Con il Summorum Pontificum, Benedetto XVI ha infatti voluto: offrire a tutti i fedeli la liturgia antica, "considerata tesoro prezioso da conservare"; "garantire e assicurare" effettivamente l'uso della forma straordinaria, "nel presupposto che l'uso della liturgia romana in vigore nel 1962 sia una facoltà elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari"; e infine, ma non per ultimo, "favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa".
Nell'Istruzione si ribadisce che spetta al vescovo "adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma straordinaria" la quale può essere richiesta da un gruppo di fedeli - senza che venga indicato un numero minimo di aderenti -, che può essere costituito anche da persone "che provengano da diverse parrocchie o diocesi". Il documento poi spiega che deve essere ammessa anche la celebrazione occasionale del rito straordinario pur nel rispetto della programmazione liturgica ordinaria della chiesa in cui viene richiesta. E sottolinea che i richiedenti la Messa del 1962 non devono in nessun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla "validità o legittimità delle liturgie postconciliari".